Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
anno <1956>   pagina <258>
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Vincenzo Cardillo
uguali? Chi mangia il pane duro, chi lavora la terra e i buoi, chi fa il bec­chino, chi il macellaio; e chi vive lautamente, dorme in letti soffici, dimora in. città oziosamente, va in cocchio, ecc. Beco l'ugualità eziandio delle Repubbliche. Son ciance, son ciurmerle ; e, alludendo ancora ai liberali, aggiungeva: Questi signori ingannano la gioventù, ingannano i popoli e sconvolgono le società. La vera libertà l'ha data Gesù Cristo, la vera ugua­glianza l'ha fatta il Vangelo. Bando quindi ai sediziosi perchè tutti siamo governati e retti con un solo spirito di soggezione, di pace, di tranquillità, di religione, di virtù, da un solo Re, da un solo Padre, da un sol Pastore: Auferte gentem perfidam Credentium de Jinibus - Ut tmus omnes unicum ovile nos pastor regat.
Se in parte era giusto quello che il vescovo affermava circa l'obbedienza all'autorità, non Così quando negava ai popolo la partecipazione alla cosa pubblica, chiedendo la limitazione dell'autorità sovrana, la quale non viene abbattuta ma piuttosto rinsaldata. Certamente la libertà sfrenata e licen­ziosa è un gran male, i cui deleteri effetti si ripercuotono, indiscutibibnente, sulla grande famiglia della nazione; mentre la vera libertà la sana demo­crazia che rispetta i sacri diritti della persona umana, con la libertà di pensiero e di azione, ed agisce nella sfera legale del giusto e dell'onesto, è, senza dubbio, un gran bene che può rendere prospero e grande un Paese;.. Quindi anche in regime repubblicano come in quello monarchico è possibile una pacifica convivenza sociale purché si agisca nell'ambito della legge, rispettando l'altrui libertà senza alcuna coartazione e sopraffazione.
Intanto gli avvenimenti in Sicilia precipitavano; i prodromi rivoluzio­nari, incalzavano; la rivoluzione era già in potenza e occorreva una scintilla perchè scoppiasse. Nel Natale dei '47 mons. Lo Jacono volle indirizzare ai fedeli un'altra omelia per esortarli a mantenersi pacifici e obbedienti: per­chè d'ubbidienza non toglie la libertà mentre le sommosse contro l'autorità superiore sono un delitto non solo politico, ma eziandio morale. E invitava tutti a raccogliersi nella pace domestica del Natale, attorno alla culla di Betlemme co* sentimenti più puri, che la religione c'ispira, bandendo i tumulti, le insubordinazioni, le sedizioni e la slealtà, e rimanendo osse­quienti alle autorità, alle leggi, al Principe, al Sovrano, ai Vescovi, alla Chiesa, a Dio. *)
Scoppiata la rivoluzione il 12 gennaio 1848 a Palermo, Agrigento, prima fra le città dell'isola, il 22 dello stesso mese, insorse al grido di Viva Pio IX, Viva la Lega italiana, Viva la Sicilia. Sembrò che le idee e i principi predicati e diffusi in tutta la provincia dal vescovo fossero stati dimenti­cati e portati via lontano dal soffio travolgente del patriottismo anelante al riscatto sìculo all'ombra del tricolore italiano, e alla rivendicazione dei diritti secolari della costituzione, defraudati dai Borboni.
Nel capoluogo e nei vari comuni si costituirono subito dei comitati rivoluzionari, e non pochi furono i sacerdoti che vi presero parte, quali Pietro Pasciuta a Ribera, Michele Sortine a Sciacca, Luigi Ferlisi a Casteltermini, ed altri, riunendosi spesso nelle chiese, dove, allo scoppio del moto, si cantò il Te Deum di ringraziamento. Il clero siciliano, tranne poche eccezioni, iu entusiasta della rivoluzione, mostrando grande patriottismo. Anche l'epi-
*) Lo IACONO, Omelia tlé Natale 1S47.