Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
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1956
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Il problema politico religioso nel pensiero, ecc. 259
scopato siciliano fu concorde, partecipando, in qualità di Pari, al parlamento. Molti vescovi, dopo il ritorno in Sicilia dei Borboni, si rifiutarono di cantare il Te Deum, come il cardinale Villadicani, arcivescovo di Messina.*) Durante il periodo più cruciale dell'epoca quarantottesca si potrebbero Citare molti episodi in cui rifulse l'eroico e patriottico comportamento del clero, che si sottopose a fatiche e disagi, in uno all'umile popolo* pur di tenere alta la fiaccola della libertà e dell'indipendenza dallo straniero, com'erano considerati i Borboni.
Mons. Lo Jacouo non poteva certo frenare l'entusiasmo popolare e arrestare la rivoluzione dilagante, per mantenere e ricostruire le posizioni che la storia e il dinamismo dei popoli avevano apertamente condannato. Rimasto fedele alle sue idee e devoto alla dinastia borbonica, fu, pertanto, mal visto dai rivoluzionari, e costretto, sotto minaccia di arresto, a lasciare la diocesi al vicario generale, Innocenzo Rizzo Gramitto, e a recarsi come Pari al parlamento a Palermo, da dove ebbe occasione di fuggire su un vapore francese a Napoli, e poi a Gaeta, ospite di Pio IX. Lì rimase per tutto' il tempo della rivoluzione, rientrando ad Agrigento nel novembre del 1849, dopo che, cessato il moto, da alcuni mesi i Borboni erano ritornati in Sicilia. Nella solitudine di Gaeta, mentre l'entusiasmo e il patriottismo siculo lentamente si spegnevano, cedendo alla forza della reazione, e i capi della rivoluzione, fidando in un avvenire migliore, prendevano tristamente la via dell'esilio, il vescovo, il 4 agosto 1849, volendo placare gli animi esasperati dei suoi diocesani, mostrare le conseguenze deleterie della rivoluzione e prepararli anche al suo prossimo ritorno, rivolgeva una Enciclica sull'amor di patria, dove, tra l'altro, affermava che il patriottismo divinizzato aveva preparato i Club, i circoli, le sedizioni, le rivolte contro i Re, i Principi e le autorità costituite, facendo persino guerra al Capo visibile della Chiesa; e che tale illusorio patriottismo non poteva essere accettato dai cattolici perchè è vizio mostruoso e non virtù . Contro i sedicenti progressisti, che volevano una Chiesa che assecondasse i moti e le aspirazioni dei popoli, adattandosi ai tempi, ribadiva che la Chiesa è infallibile... e che non sono i popoli, ossia i fedeli che devono insegnare il successore di S. Pietro, ma è
fl. successore di S. Pietro, che deve istruire i fedeli Non la greggia dee
guidare 3. Pastore, bensì il Pastore dee guidare la greggia alla sua cura affidata. Disapprovava il patriottismo che eccitava all'odio e alla ribellione, che turbava le famiglie, scagliando fratelli contro fratelli. Quale insania, diceva qual cecità è quella che può ammettere virtuoso l'amor della Patria terrena quando s'oppone al conseguimento della Patria celeste ? ... Questo è paganesimo e non cattolicesimo. Definiva la rivoluzione ignominiosa perchè aveva lasciato un retaggio di sangue e di desolazione; ignominiosa perchè le pubbliche vie, le campagne, le città, ì comuni erano diventati teatri di furti, di rapine, d'mcendii, d'assassinii, di scostumatezze, di stupri, di sangue; ignominiosa perchè gli uomini onesti erano stati oppressi, avviliti, perseguitati, laddove gl'intriganti, i malvagi, e persino i fuorusciti, i condannati per delitti e misfatti si apprezzavano, si sollevavano, s'impiegavano con vistosi soldi, e si elevavano a maneggiare gli
1) PIETRO LÀMZA DI SCOBDIA, Esposizione documentata della rivoluziono atei/fona, in Memorie della rivoluzione siciliana, voL II, Palermo, Tipografia operaia, 1898, p. 213.