Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
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1956
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Vincenzo Cantillo
affari pubblici e a governare. E concludeva: Essa sarà l'ignominia del nostro secolo presso le generazioni future. ')
Ciò non deve certamente meravigliare perchè il passaggio da un regime ad un altro non sempre è scevro da eccessi, cui sì abbandona la plebaglia spinta dal desiderio del saccheggio. Se all'inizio della rivoluzione, volgari delinquenti, privi di ogni patriottismo, si diedero a percorrere impunemente le campagne, uccidendo e rubando, mentre il Governo e le milizie erano impegnati contro il nemico esterno, non fu cosi dopo, perchè le esemplari punizioni che caddero sulle teste di questi furfanti costrinsero tutti a cambiare tenor di vita. 2)
Anche la stampa per mons. Lo Jacono non era stata serena formatrice di coscienze, ma, profittando della sfrenata libertà, si era servita di fole, ciance, bugie manifeste, spiattellate millanterie, paradossi, e ora calunnie infamanti, e poi satire indeeentisskne, villanie, ingiurie e insulti fatti alle persone più gravi, più venerande, più auguste, più sacre, non pur nazionali ma estere! 3)
Questo in parte fu vero, perchè, come d'altronde suole accadere in tutti ì rivolgimenti sociali e politici, non sempre si osservarono sulla stampa quei sani principi morali indispensabili per una sapiente creazione di un nuovo ordine; e in Sicilia ciò potè verificarsi perchè dopo lunga, feroce, instancabile censura esercitata sulla stampa dal Governo borbonico, si erano finalmente infranti i ceppi della censura che per tanto tempo avevano incatenato il pensiero e la parola;4) e quindi si era abusato della libertà di stampa. Si deve però riconoscere che essa assolse anche il grave compito di sostenere e di divulgare la rivoluzione, là dove si mostravano antipatie per il moto siculo.
Criticava l'esosità delle tasse imposte, <c il cui ricavato affermava si divideva fra i capi, i quali si preparavano a gloriosa fuga. s)
È doveroso riconoscere che se ci fu chi, profittando della situazione generale, talvolta caotica, confusa ed incerta, abusò del pubblico denaro, i capi, in verità, si mantennero in genere dignitosi e austeri, in ammirabile abnegazione; e quando gli avvenimenti precipitarono e furono costretti a lasciare il suolo natio, ed andare lontano in luoghi spesso inospitali, vissero poveri e miseri, sperando in un migliore domani di ritornare e di servire la patria.
Che dirò poi della Religione ? si domandava il Vescovo . I religiosi furono perseguitati; si vomitavano contumelie contro i migliori ecclesiastici, e contro gli stessi Vescovi, e sapete che non si parla e scrive contro i ministri della religione se non per abbattere la religione stessa; quello che scrissero eziandio contro il Capo della Chiesa, Vicario di Gesù Cristo in terra, quando seppero che non assecondava i loro perfidi divisamenti.... Si tentò col primo articolo del famoso statuto dare adito nella Patria nostra a tutte le sette religiose, quasi non potesse tornar florida e prosperosa la Patria, se
0 Lo JACONO, -Enciclico sull'umore di patria, 11149.
*) V. CAUDILLO, op. nix*
3) Lo JACONO, Enciclico suWamor di patria*
*) 6. LuciFOBA, Dal 13 gennaio 1848 al 15 maggio 18t9, in Memoria dolio, rivoluziona
siciliana, p. 90.
S) Lo JACONO. .Enciclica guWomor di patria, come le cu. eeg.