Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
anno <1956>   pagina <261>
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// problema politico religioso nel pensiero, ecc* 261
non è come selva o bosco, ov'abitano ogni maniera di fiere, se non è ricetta­colo di tutte le sette, E aggiungeva: Grazie si rendano alla sempre vigile Provvidenza sulla diletta Patria nostra nella quale furono troncati i passi de' promotori della insussistente demagogia, del socialismo, del comunismo, a cui s'incammiuavauo, o per dir meglio, dell'irreligione, dell'ateismo, e del pretto universale egoismo.
Ritornando al concetto di amor di patria, chiariva di non condannare l'amor di patria anzi di apprezzarlo, e Gesù Cristo medesimo amò la Giudea e pianse sul futuro distruggimento dell'amata città di Gerosolima, che cercò di evitare coll'invitarla alla penitenza, ma inutilmente. E conclu­deva Amiamo dunque la Patria, e concorriamo tutti secondo il proprio grado al vero bene di essa; e ciò si faccia coU'infrenamcnto delle proprie passioni, col mantenere l'ordine e la tranquillità, ubbidire alle leggi, al Principe, alle autorità; col promuovere le opere.di pubblica beneficenza, e di vera cittadina utilità; coll'applicare l'animo alle scienze solide, alle lettere non superficiali, alle belle arti; e soprattutto colla morale privata e pubblica, che si fonda nella religione nostra santissima. Questa religione ha prodotto la civiltà, questa la vera civiltà può conservare, e questa sicuramente la floridezza della nostra Biocesi, della nostra Patria riprodurrà .
Quando mons. Lo Jacono parlava di patria, conseguente alle sue idee contrarie ad ogni moto rivoluzionario, intendeva, senza dubbio, riferirsi al regno delle Due Sicilie e non alla grande patria italiana. Deduciamo ciò dall'omelia d'Ognissanti e dalla stessa Enciclica quando accennava alla religiosità dell'Augusto nostro Sovrano, Ferdinando II. Ancorato così al pensiero politicoreligioso tradizionale, non vide nella rivoluzione siciliana del '48 se non un attentato al Trono e all'Altare, non prestando fede e non ammettendo il liberalismo materiato di libertà non coincidente con l'auto­rità. Auspicò bensì un rinnovamento nelle coscienze, presupposto essenziale d'ogni sano e pacifico rivolgimento politico, sociale ed economico, e condannò, con serena visione futura, quelle ideologie materialistiche ed atee, che, pro­fittando dei disagi, dei lutti, degli scoramenti e delle delusioni seguiti alla grande epopea rivoluzionaria, volevano, con il subdolo scopo del bene collet­tivo e sociale, tra mirabolanti miraggi palingenesiaci, attentare alla morale, alla religione, alla famiglia, alla patria, insinuando nelle coscienze il tarlo rodi­tore del dubbio e dello scetticismo, e sviluppando uno stato di disagio in modo da carpire i deboli e i delusi, e sottometterli al giogo dispietato dell'odio che disgrega e del dubbio che avvilisce; e su questo cimitero morale creare ed edificare il sogno irrealizzabile del benessere e della felicità terrena. Vide quindi una nuova patria purificata dal vizio, dalle morbose passioni, dal­l'odio e dagli egoismi, ma fedele al suo grande compagno di esilio, Pio IX, non ritenne possibile l'unità italiana finché la politica non si fondasse sulla morale, e la morale sulla religione, e non credette nella democrazia vedendo nei moti liberali l'estrinsecazione degli umani egoismi, inanifestantisi nella lotta continua alla Chiesa e ai principi; e riprovò il cosiddetto secolo del progresso, '- desiderando una restaurazione politica che non fosse però disgiunta da un sano rinnovamento delle coscienze, secondo ì dettami del Vangelo Non quindi una nuova teocrazia ma una nuova vita politica, senza
l) Lo JACONO, Enciclica sul progresso, 8 settembri 1849.