Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIA-GIULIA ; CATTOLICI ; CLERO
anno
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1956
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pagina
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263
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I RAPPORTI TRA GLI IRREDENTI GIULIANI ED IL CLERO CATTOLICO 1
Se fa difficile per il giovane Stato italiano l'elaborazione d'una politica ecclesiastica, se gli urti furono inevitabili e dopo il '70 gli strascichi della questione romana durarono più d'una cinquantina d'anni, nella Venezia Giulia sottoposta all'Austria fino alla prima guerra mondiale insieme al Trentino, i rapporti fra gli Italiani rappresentati politicamente dal Pulito liberale nazionale ed il clero nella sua maggioranza legato strettamente alla politica governativa si complicano per l'interferenza di fattori nazionali, in particolare per il nascere e l'organizzarsi dello slavismo. Non sembra perciò inopportuno in questo XXXIII congresso del Risorgimento italiano, dedicato al problema religioso ed ai rapporti fra Chiesa e Stato, presentare brevemente fatti e problemi della Venezia Giulia nel periodo del dominio austriaco, atti a illuminare i rapporti tra il clero, lo Stato austriaco, gli Italiani e gli Slavi della regione. Tale comunicazione mi sembra anzi necessaria, poiché anche i più recenti ed aggiornati lavori sui vari rapporti tra Chiesa e Stato in Italia, inspiegabilmente, non vi dedicano neppure un accenno.
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E propria d'ogni chiesa organizzata, e d'ogni tempo, una mentalità conservatrice e tradizionalistica, che vede nella stabilità dei regimi politici una garanzia di sicurezza per se, donde la sua ostilità naturale per i moti di carattere rivoluzionario, sia nel campo politico, che sociale e culturale. In questa mentalità va inquadrata anche l'avversione della Chiesa cattolica al moto degli irredenti, che dichiaratamente tendeva a disgregare lo Stato austriaco, qual'era di fatto eterogeneo e assolutista.
H '48 era sembrato segnare tuttavia una svolta importante nel pensiero politico della Chiesa, che si poneva apparentemente all'avanguardia di un movimento di rinnovamento e di progresso con i primi atti pubblici di Pio IX, tanto esaltati o vituperati poi, in quanto sempre interpretati troppo liberamente. Ma quegli anni di agitazioni e di lotte videro in parecchie regioni una rinata attività del clero che con zelo si dedicò all'opera di elevazione delle classi socialmente meno evolute e ad intraprendere qualche utile riforma. In Istria il vescovo Bartolomeo Legat pensava soprattutto di sopperire alla necessità d'un Seminario diocesano, attuato con intenti supernazionali e come scuola media cattolica piuttosto che esclusivamente come semenzaio di nuovi sacerdoti. Perciò il patriota istriano Michele Faehinetti lo lodava caldamente per aver fatto tutto quello che può fare un apostolo vigile e perseverante perchè sia procurata all'Istria l'istituzione di un Seminario, ed avere cosi dei buoni sacerdoti, educare dei buoni maestri e dare ai cittadini una civile e religiosa educazione (agosto '49). Fin qui dunque nes>-suna frattura tra patrioti e clero.