Rassegna storica del Risorgimento

VENEZIA-GIULIA ; CATTOLICI ; CLERO
anno <1956>   pagina <265>
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/ rapporti tra gli irredenti giuliani ed il clero, ecc. 265
nosciuta ') ed operavano i primi abusi nella tenuta dei registri dello stato civile (trascrizione di cognomi slavizzati) e violenze morali anche gravi sui parrocchiani.
Specialmente dopo la guerra del '66 la protezione governativa è tutta per gli Slavi; mentre non mancano volontari giuliani all'impresa di Roma del '67, cresce la propaganda del clero slavo e dei maestri governativi. Si giunge cosi all'imponente manifestazione anticlericale di Trieste (11 luglio 1868), organizzata dalla liberale Società del Progresso nell'intento di asse­condare l'indirizzo liberale del nuovo Governo, che nella legge scolastica affidava l'istruzione elementare ai comuni togliendola agli ecclesiastici. La controffensiva clericale non tardava a manifestarsi, e il 13 luglio numerosi sloveni del contado, appoggiati dal battaglione territoriale, scendevano in città dimostrando, causavano gravi danni a negozi e a sedi di società e si rende­vano responsabili della morte di più persone. Di qui una vibrata protesta del Consiglio comunale e una profonda rottura di rapporti con gli Slavi. L'anno seguente vede nuovi conflitti a Trieste (agosto), e manifestazioni di spiccato carattere anticlericale nella Dieta istriana. Qui aveva ripreso ben presto il sopravvento il partito liberale, ed Antonio Madonizza, suo ascoltato leader, era tra i più convinti assertori dello stato laico, a tutela degli interessi nazio­nali e del progresso civile della sua patria. Ispirandosi alle leggi contro le cor­porazioni religiose da poco introdotte nel nuovo regno, si fece iniziatore in seno alla Dieta (ottobre 1869) di una petizione al Consiglio dell'impero per l'abolizione in Austria degli ordini religiosi e per l'incameramento dei loro beni a vantaggio dei comuni. La mozione, da lui sostenuta brillantemente attaccando specialmente la Compagnia di Gesù, parve ad alcuni dello stesso suo partito troppo spinta e non opportuna; passò tuttavia a maggioranza di voti, ma il parlamento viennese non ne fece naturalmente nulla. È significa­tivo però che una simile proposta sia partita proprio dall'Istria in questi anni.
Attorno al '70 la questione romana accentua l'antagonismo tra clero e liberali, i quali in Istria rappresentano l'unico partito nazionale. Dopo la presa di Roma, ad una grande manifestazione triestina la polizia rispose con ferimenti ed arresti. Un altro tentativo dietale, quello di ridurre ad uno i rappresentanti vescovili, approvato in sede di votazione (ottobre '71), non venne poi sanzionato dalle supreme autorità dello Stato.
Per contrastare il liberalismo italiano nacquero e successivamente morirono - vari fogli clericali, mentre il Dobrila nominato nel '75 alla cattedra di Trieste brigò per circa tre anni in Vaticano, affinchè la diocesi di Parenzo fosse soppressa e abbinata a Trieste, dove egli avrebbe avuto nelle mani in un unico centro la propaganda slava foraggiata dall'Austria. Raccoglieva intanto denaro pel convitto, che tuttavia non giunse a vedere attuato. Poco prima della sua morte, nel '78, si era tenuta però a San Dorligo
i) Lo ha confermato di recente anche Luigi Salvatorelli (nella rivista Trieste, n. 2. luglio-agosto 1954): tf Quando l'elemento sloveno e croato, tra il 1860 e il '70, si imposta politica-mente, esso si configura all'inizio più. che come affermazione nazionale, come reazione clerieo-asburgica contro il liberalismo nazionale italiano. Poi si avrà la vera opposizione nazionale.