Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIA-GIULIA ; CATTOLICI ; CLERO
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1956
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267
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I rapporti tra gli irredenti giuliani ed il clero, ecc. 267
rabboniti dall'azione il più possibile imparziale della maggioranza italiana che per le sole scuole slave stanziava oltre 125.000 corone annue.
Inizia la sua attività in Istria la Società dei santi Cirillo e Mctodio, che istituisce scuole slave nei centri minori con le sovvenzioni che le vengono d'oltralpe e dal Governo; la contrasta da parte italiana la Pro Patria prima, la Lega Nazionale poi, con mezzi però quasi esclusivamente forniti dai contributi volontari dei cittadini (qualche aiuto le venne dalla Dante Alighieri). Dopo il quindicinale Naia Sloga (Trieste, diretto da don Matteo Mandic), il primo giornale dichiaratamente slavo nasce a Pola nell'88 per opera d'un prete, sia pure spretato, Ante Jakic, ed è 12 Diritto Croato stampato in lingua italiana e passato più tardi a Trieste nelle due edizioni italiana e francese. Nella loro propaganda, giornalisti, comizianti e galoppini slavi facevano leva più che sulla coscienza nazionale su argomenti economici e religiosi. Agli Italiani si devono le sovraimposte dicevano, oppure: Gli Italiani sono i nemici della religione e del Papa, al quale hanno tolto tutto ciò che possedeva e lo tengono per di più prigioniero... Questi mali cesseranno il giorno in cui comanderanno gli Slavi.... Ed ecco l'eloquente protesta della Società politica istriana al Governo austriaco (1890): I preti della campagna predicano impunemente dal pergamo e dalle piazze l'avversione e l'odio contro gli italiani, qualificando questi ultimi, pubblicamente, per usurpatori e ladroni; in pubbliche adunanze, al cospetto del commissario governativo, i capi del partito slavo, gente straniera, manifestano idee di sprezzo e di volgare comunismo a danno dei nazionali italiani, eccitando contro i medesimi le passioni più brutali... Ciò che altrove vien provocato dall'idea di un predominio politico, sino ad un certo punto spontanea, da noi invece non è che l'effetto della connivenza degl'impiegati governativi cogli emissari stranieri allo scopo di avvilire l'elemento italiano.
Anche a Trieste si formò nel '90 un. partito sloveno, diretto da elementi forestieri ed incoraggiato dall'episcopio e dalla luogotenenza. Casse di prestito e giornali affiancavano la crescente aggressività degli Slavi e i primi risultati cominciavano ad apparire: nelle elezioni del '91 il partito liberale nazionale perdeva per pochi voti il collegio dei comuni rurali. Fanatici propagandisti erano stati in questa occasione due preti, lo Spincich già ricordato e il Volarich. Del resto, già qualche anno prima H Diritto Croato aveva dichiarato che senza la patriottica opera del clero slavo, la popolazione delle nostre campagne non si sarebbe scossa pur anco dalla lunga apatia in cui giaceva. Scarseggiavano, come abbiamo notato, sacerdoti italiani della regione, e si sopperiva a questa carenza con sacerdoti d'oltralpe: nel 1892 troviamo nelle due diocesi di Trieste e di Parenzo ben 114 sacerdoti della Corniola, 25 croati, 32 fra boemi, stiriani e polacchi ! Il conflitto tra il vescovo e il comune di Trieste continuava con alterne fasi; nel '91 il vescovo aveva dovuto sopprimere le prediche slave che aveva tentato di introdurre perfino a San Giusto, ma tornava alla carica dopo le manifestazioni cittadine nel venticinquennio di Porta Pia; il suo successore poi, Andrea Maria Sterk già vescovo di Veglia, inasprì i contrasti con la sua intransigente slavofilia.
La campagna d'odio dunque si sviluppavo, guidata dai pochi intellettuali slavi (primo l'aw. Laginja) e dai sacerdoti molto più numerosi. Nel '98 essi ottenevano l'apertura d'un ginnasio tecnico croato a Pisino, cui seguiva