Rassegna storica del Risorgimento

VENEZIA-GIULIA ; CATTOLICI ; CLERO
anno <1956>   pagina <268>
immagine non disponibile

rf.68 Sergio Cella
una protesta collettiva dei rappresentanti di 90 comuni della Venezia Giulia riuniti a Trieste, solidali nello schierarsi contro l'imposizione di scuole slave nel territorio italiano, l'intrusione slava nei tribunali, nell'amministrazione e nella chiesa, la corruzione dei nomi nei documenti e registri, per cui di fronte al moltiplicarsi degli abusi chiedevano l'attribuzione ai comuni dei registri di stato civile fino allora tenuti dal clero cattolico.
* * *
Ài principio del nuovo secolo corrisponde Un rinnovamento nello schieramento dei partiti: i liberali nazionali non sono i soli difensori,del­l'italianità della nostra regione, poiché loro si aggiungono i gruppi mazzi­niani, frazioni di socialisti ed i nazionalisti. Nel campo avverso i gruppi si sono del pari trasformati: accanto al partito croato della Nasa Sloga, stanno i socialisti internazionalisti (di fatto austriacanti) con altri raggruppa­menti sorti per la difesa di interessi economici (anch'essi, almeno altrettanto, austriacanti). Un. posto a parte occupano i clericali, di recente costituzione, sorti in Trentino per opera del vescovo Endrici e nella Venezia Giulia sotto gli auspici del vescovo di TriesteNagl e in effetti alle dipendenze dei cristiano-sociali luegeriani di Vienna. La loro apparente imparzialità favorì le correnti governative, ebbe spunti autonomistici in Trentino, fu filoslava nell'Istria. Nelle elezioni politiche del 1907 i clericali contribuirono all'infelice esito, strappando ai liberali nazionali un mandato elettorale istriano che andò all'impiegato governativo piranese Pietro Spadaxo. La propaganda clericale infatti, che dava scarsi frutti nelle città, faceva presa sui contadini e sulle classi più umili dei paesi avverse alla borghesia e all'imznobiliSmo sociale dei liberali: donde il successo clericale in cittadine itali attissime come Isola, Capodistria, Buie, Pirano, Rovigno e Dignano. Il passaggio di elettori dal partito nazionale ai cristiano-sociali sembra dettato piuttosto dalle istanze sociali che da motivi di carattere religioso.
La frattura operata dai clericali nel fronte italiano era grave, tanto più grave in quanto gli Slavi clericali e liberali insieme erano bene o male uniti nella nostra regione, a deferenza di altre parti della monarchia dove erano fra loro ostilisskni. I nostri partiti poi, per riguardo al sentimento religioso, non potevano dirsi apertamente anticlericali e smascherare l'infram­mettenza del sacerdote nelle cose temporali. Pochi soltanto i sacerdoti di fervidi sentimenti italiani (tra i quali dobbiamo ricordare gli animatori del­l'istituto dei Salesiani di Trieste), di tendenza liberale, che fedeli alla propria nazionalità sapevano sfidare le ire dei vescovi e del Governo. ') Bisogna no­tare però che i vescovi nominati nelle nostre diocesi dopo il '900 non ven­gono scelti più fra gli Slavi, divenuti forse troppo invadenti e ritenuti perico­losi dallo stesso Governo, bensì tra Italiani di sentimenti austro filiprovenienti per lo più dal Goriziano; i sacerdoti di lingua italiana ci vengono più di fre­quente dal Trentino e dal medesimo Friuli orientale, dalle zone di più tiepida italianità.
t) Abbondante materiale contro ciò clic egli chiama il mito dcu'induTereiusa nazionale del clero e la realtà della BUS coscienza italiana, bri raccolto MAIUO ALBERTI nel suo volume V'irredentismo senta romanticismi, Como, Cavalieri, li? ed.; 1936.