Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ; SICILIA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <270>
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LA QUESTIONE DELLA LIQUIDAZIONE DELL'ASSE ECCLESIASTICO IN SICILIA
Se si escludono gli studi insufficienti e limitati di Simone Corico, la que­stione della liquidazione dell'asse ecclesiastico della Sicilia italiana è pres­soché sconosciuta.1) Pertanto, questa sintetica comunicazione costituisce un invito allo studio dei motivi e dei problemi in cui essa si articola, fondamen­tali non solo per la piena conoscenza del primo periodo postunitario, ma altresì per la comprensione di tutto il problema meridionale in generale e di quello siciliano in particolare.
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Fin dallo sbarco di Marsala, l'avanzata garibaldina veniva preceduta e seguita in Sicilia da un vasto movimento di masse contadine, che assumeva le caratteristiche proprie di una vera guerra civile dei poveri contro i ricchi. L'armonia delle classi si spezzava sotto la pressione delle Camicie rosse, validamente coadiuvate dalle bande costituite dagli elementi democratici locali, che aspiravano alla trasformazione radicale della vita politica ed eco­nomica siciliana, imperniata sull'esclusivo possesso della cosa pubblica e della proprietà della terra da parte dei ceti privilegiati.2)
Spinto dal!'inealzare delle manifestazioni popolari, affermanti una più equa distribuzione della ricchezza, il Governo rivoluzionario emetteva una serie di disposizioni che incontravano dappertutto il favore delle masse; come dimostra la maggiore adesione all'esercito garibaldino, in seguito spe­cialmente all'emissione del decreto sull'assegnazione di terra ai soldati delle; truppe liberatrici.3)
I provvedimenti adottati entro il giugno non facevano, però, che incorag­giare le masse ed i democratici. E la guerra contro la borghesia continuava con maggiore asprezza, minacciando più da presso lo stesso diritto di pro­prietà4) e costringendo le classi dominanti ad invocare delle misure atte, per lo meno, a distogliere temporaneamente dai loro beni i nullatenenti, affamati di terra e di giustizia.
La pericolosa situazione insurrezionale, cioè, circoscritta entro la prima quindicina di giugno a pochi centri dell'isola, tanto che nulla era stato deciso a favore del bracciantato agricolo con il decreto di scioglimento della Com­pagnia di Cesa e di aggregazione dei suoi beni al demanio dello Stato,s) e
1) È quanto afferma E. COBBINO, Annali dell'economia italiana. Citta di Castello, 1931, voi. I, p. 266. Cfr. poro G. VALENTI, L'enfiteusi e la quntion agraria in Italia ed in Irlanda, in Giornale degli Economisti, 1889, voi. IV, p. 283.
2) Sufficienti notizie sui movimsnti contadini, nel corso del 1860, in P. S. ROMANO Momenti del Risorgimento in Sicilia, Missina-Firenze, 1952, pp. 156 Bgg.
*) Cioè il decreto di abolizione del dazio sul macinato, quello per lo licenze e il ritardo della leva e quello del 2 giugno sulla ripnrtizionc delle terre demaniali (cfr. F. S. ROMANO, op. eif., pp. ci!., e spec. pp, 218-219).
*) F. S. ROMANO, op. c'u pp. 170, 192 sgg.
6) Raccolta degli Atti del Governo Dittatoriale a Prodittatoriale in Sicilia, Palermo, 1861, p. 57, Decreto del 17 giugno 1860. Cr. pure F. S. ROMANO, op. cit p. 233.