Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ; SICILIA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <271>
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La questione della liquidazione dell'asse, ecc. 271
ohe aveva giustificate le critiche al decreto del 2 giugno da parte dell'elemento liberale moderato, *) determinava ora, nel periodo in cui la portata e la estensione dei tumulti richiedevano le repressioni poi ordinate dal Governo rivoluzionario, una generale proposta di censuazione dei benifondi ecclesia­stici a favore dei nullatenenti. U Consiglio civico di Salerai, ed in seguito quelli di Mazara e dei comuni di altre provincie, emettevano deliberazioni conformi al desiderio dei siciliani, specialmente delle provincie di Girgcnti, Trapani e Catania, ove per l'ampiezza dei territori ecclesiastici e per accre­sciuta esperienza agraria se ne sentiva più il bisogno. Si constatava, anzi, a Salemi, che su 14 mila abitanti e 2880 famiglie, un migliaio mancavano di qualunque più piccola proprietà o ne possedevano in pochi casi una così pic­cola frazione da reputarsi come nulla. Ciò ad indicare proprio che si voleva la distribuzione della terra ai nullatenenti, la cui indigenza comprometteva la sicurezza interna e perpetrava la frattura fra proprietari e proletari. s)
Reclamato quindi dai municipi, preteso dagli esponenti democratici reso necessario dalla minaccia costituita dai moti contadini, veniva approvato il decreto del 18 ottobre 1860, preparato da quello del 4 ottobre che aboliva le decime personali ed ordinava la conversione in denaro di tutte le prestazioni, la cui corresponsione era prevista in natura.3) Richiamandosi a quello bor­bonico del 19 dicembre 1838, il decreto prodittatoriale disponeva che Tutti i fondi rurali ed urbani di padronato regio, o laicali, o di pertinenza del patri­monio regolare, e sotto qualunque titolo posseduti da abati, prelati, benefi­ciari, prebendari, nonché da conventi, monasteri, chiese, ed in generale da qualsiasi corporazione o luogo ecclesiastico venissero dati a censo con il sorteggio in quote da una a due salme, e con il sistema della subasta per quote maggiori fino a sei salme. Il regolamento relativo del 3 novembre stabiliva, tra l'altro, che ogni aspirante non potesse prendere a censo più di una quota; che dovessero essere respinte le offerte avanzate sotto il nome di terzi; che si dovesse impedire il cumulo dei lotti.4)
Osteggiato e ritardato dagli stessi membri del Governo prodittatoriale, il decreto era stato approvato grazie alla insistente azione di Saverio Friscia, come egli stesso affermava successivamente in una lettera inviata a Fran­cesco Guardione. 5) Esso, comunque, rimasto poi ineseguito dal Governo italiano, dati i criteri democratici ai quali si ispirava, coronava per il momento le aspettative dei rivoluzionari siciliani; nonostante che la sua attuazione nelle forme prescritte, cioè staccata da un indispensabile prestito fiduciario,
*) F. S. ROMANO, op. ci*., p. 240.
2) Estratto del 23 articolo a*eì Verbale della seduta del Consiglio civico di Saloni del I9 agosto 1860, in S. CORLEO, Storia dell'enfiteusi dei terreni ecclesiastici di Sicilia, Palermo, 1871, pp. 35-37, Appendice. V. poro F. S. ROMANO, op. ci*., pp. 198-199.
3) Decreto Prodittatoriale 4 ottobre 1860, n. 228, conformato poi con il R. Decreto 19 mano 1864, n. 1788, eoa alcune modificazioni, in S. COHI.EO, op. cu., rispettivamente pp. 209-12, 208-9, Appendice', v. puro le pp. 154-8.
4) Decreto'Prodittatoriale 18 ottobre 1860, n. 270, t Regolamento relativo del 3 novembre 1860, in S. CORCEO, op. eh., pp. 38-45. Per i precedenti, v. S. COELEO, op. eit., pp. 215-221; - SCADUTO, Stalo e Chiesa nelle due Sicilie dai Normanni ai giorni nostri, Palermo, 1887,
passim.
5) Lettera di S JPrikda a F. Guardione, Sciacca, 17 dicembre 1882, in F. GUARDIONE,
Saverio Frieda, Napoli, 1913, pp. 91-102.