Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ; SICILIA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <272>
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Gino Corrilo
avrebbe costituito un mezzo fallimento. A ragione, riferendosi al decreto del 2 giugno, Carlo Cattaneo aveva scritto al Crispi che distribuire terre incolte ai soldati senza capitali è come dar bottiglie senza vino. ''
Diversamente era accolto invece da quegli stessi moderati, che ne ave­vano reclamata la emissione mediante le mozioni votatedai Consigli civici dell'isola. Ora, che al periodo effettivamente rivoluzionario era subentrata una certa tranquillità con il plebiscito e con la Luogotenenza, il decreto del 18 ottobre veniva considerato non più come necessario allo incremento della ricchezza nazionale,2) ma come una pericolosa legge agraria. 3) Espli­cativo circa la premessa mentale dei consiglieri comunali moderati, che nel corso del mese di agosto avevano richiesto il provvedimento successivamente criticato, è l'atteggiamento diverso e contrastante del professor Simone Corleo, tipico sostenitore dei principi dell'economia liberale, ai quali attin­geva la borghesia moderata per demolire il decreto del 18 ottobre 1860. Quale membro del Consiglio civico di Salemi, egli era stato il proponente la mozione con cui veniva richiesta la censuazione dei beni ecclesiastici in senso favorevole ai nullatenenti, in quanto la ricchezza mal distribuita affermava il documento compromette la interna sicurezza, determi­nando diffidenza tacita ed intestina tra proprietari pochi e proletari molti, mancanza in genere di civiltà, ignoranza e tendenza al furto. *) Il 25 marzo seguente, in qualità di deputato per il collegio di Calatafimi, il Corleo pre­sentava alla Camera un progetto di legge per la censuazione dei benifondi ecclesiastici della Sicilia, coll'intento di favorire i soli possessori di denaro; 5) giacché l'agricoltura precisava il proponente non vuole che la terra stia nelle mani dello estremo povero, ma esige discreti capitali per poter essere migliorata. 6)
Negli anni immediatamente dopo il 1860, la questione del patrimonio ecclesiastico suscitava in Sicilia-una vivace polemica, che si inaspriva in seguito all'approvazione della legge sull'enfiteusi forzosa e redimibile del 10 agosto 1862. 7) La questione, dibattuta al Parlamento e nel paese mediante vari comizi e numerose pubblicazioni, dati gli interessi che variamente col­piva o favoriva, interessava tutti gli strati sociali della popolazione urbana e rurale dell'isola. 8) Essa verteva contemporaneamente sul diritto dello Stato di disporre della proprietà ecclesiastica e sulla destinazione dei beni stessi di manomorta.
Sul primo punto stavano di fronte due grandi raggruppamenti, che rispet­tivamente si richiamavano ai contrasti del periodo dell'illuminismo riforma-
*) C CATTANEO, Scritti politici ed epistolario, Firenze. 1892, II, p. 362, la lettera è del luglio 1860 (eit, in l< S. ROMANO, op. cit., pp. 240). *) Cfc. il Decreto del 18 ottobre 1860 cit., premessa. *) F. S. ROMANO, op. cit., p. 240. *) Estratto del 13" articolo del Verbale della Seduta del Consiglio' civico di Salemi, cit.
5) Progetto di legge e regolamento presentato dal deputato Corleo nella tornata del 25 mano 1861, preso in consideraeione nella tornata del 15 aprite 1861, in S, COBLEO, op. eie., pp. 71-78, Appendice.
6) S. COBLEO, op. eit,, p. 52.
7) Legge 10 agosto 1062, n, 79, per la concessione ad enfiteusi perpetua redimibile dei beni-fondi ecclesiastici di Sicilia, e regolamento relativo, approvato con li. decreto 26 mano 1868, FI. 120, ìn-S. CORLEO, op. eh., pp. 78-92, Appendice.
8) S. COBLEO, op. eh., pp. 52 sgg.: F.S. ROMANO, op. cit., pp. 253 agg.;; v. pure le note sgg.