Rassegna storica del Risorgimento
CLERO ; SICILIA ; GIURISDIZIONALISMO
anno
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1956
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pagina
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275
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La questione della liquidazione detrasse, ecc. 275
prime usurpazioni dei monopolisti delle aste enfiteutiche. Essa influenzava sia i nullatenenti, sia i medi e piccoli agricoltori, fra i quali si era diffusa la convinzione che fosse impossibile sperar vantaggi dalle cerniate subaste. Credono essi scriveva il Corleo il 15 gennaio 1865 che solo i grandi capitalisti otterranno nella gara d'asta tutti ilotti enfiteutici; e perciò con molta leggerezza stigmatizzano la legge, la quale, essi dicono, se avesse voluto favorire quelle classi inferiori, avrebbero dovuto ordinare la enfiteusi a sorteggio per un canone fisso desunto da una media, o per lo meno proibire che un individuo possa ottenere più di un lotto. La propagazione di questo pregiudizio va producendo già il suo malvagio effetto, qual'è appunto lo scoraggiamento dei suddetti mezzani e piccoli coltivatori, cosicché i ricchi monopolisti se ne allietano, vedendosi a fronte molti minori concorrenti nelle aste. E, per ovviare all'inconveniente, non trovava di meglio che consigliare la costituzione di associazioni di medi e piccoli agricoltori: Imperocché i capitalisti desiderosi di ottener terreni, saprebbero offrire così alle grandi come alle piccole quote e vincerebbero pur sempre, quando avessero a lottare contro i piccoli coloni divisi e non associati fra loro. *) Sorsero infatti di tali associazioni; 2) ma le lamentele non cessarono, specialmente laddove era più forte l'influenza degli speculatori, i quali diffondevano false preoccupazioni sull'entità delle tasse e delle spese d'asta da anticipare e sulla necessità di capitali per garantire le migliorie esistenti nei fondi *) Nel 1866, anzi, a tutti questi motivi, già di per se stessi pericolosi per l'ordine pubblico, se ne aggiunse un altro: la legge del 7 luglio 1866, per la soppressione delle corporazioni religiose.
In virtù di questa legge, che per la Sicilia confermava quella del 10 agosto 1862, si veniva a determinare una sostanziale sperequazione fra gli enti conservati i cui beni erano stati censuati prima del luglio 1866 ed ai quali veniva iscritto l'aumento di rendita ottenuto sulla base d'asta, e quegli altri, i cui beni venivano aggiudicati dopo l'entrata in vigore della legge ed ai quali veniva iscritta una rendita sul debito pubblico dello Stato corrispondente solo al reddito accertato e sottoposto a tassa di manomorta, escluse le spese di amministrazione. *) Le opposizioni e le resistenze del ricco clero colpito dalla legge, rendevano più grave per la pubblica tranquillità il disagio causato dalla soppressione di conventi e monasteri, che erano l'unica fonte di vita della grande massa degli indigenti. Si consideri, per esempio, il gran danno prodotto dalla soppressione all'economia della città di Palermo, la quale su una popolazione di 194.463 abitanti, annoverava 111.623 nullatenenti, poveri e disoccupati. Qui, i soli 24 monasteri femminili facevano vivere 919 famiglie, con 327 mila lire all'anno. s)
1) Cfr. l'articolo pubblicato dal Corico sul Giornale di Sicilia, 16 gennaio 1866, cit. Vedi pare S. CORIFEO, op. cit., p. 284.
2) S. CoEEO, L'enfiteusi dei beni ccclvaiasticì in.SicìUa, in Giornale di Sicilia, 22 maggio 1877, . 120.
3) S. CORLEO, op. cit., p. 289.
4) Cfr. la Leggo del 7 luglio 1866, n, 2987. in G. SARKDO, Codice del Diritto pubblico ecclesiastico del Segno d'Italia, Torino, 1887-88, voi. I. Vedi puro S. Cornato, op. cit., pp. 142-144, 244-246.
Mi. XJtQissima al riguardo la Reiasione della. Commissiona per l'inchiesta sulle condizioni morali ed economiche dello, città e provincia di Palermo, in Arn DEL PARLAMENTO ITALIANO,