Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ; SICILIA ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <277>
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La questione della liquidazione dell'asse, ecc. 277
negazione del conBenso di ccnsuarc o sul dubbio se essi dovessero essere rite­nuti colpevoli e quindi multabili, per non avere adempiuto entro i termini all'obbligo della dichiarazione, si alternava con l'annosa questione della eccle-siasticità degli enti, i cui beni dovevano essere sottoposti ad enfiteusi. Era quest'ultima una altalena tradizionale usata da alcuni enti morali, che figuravano alternativamente da ecclesiastici o da pii laicali, per sfuggire alle leggi che li colpivano sotto l'una o l'altra forma. Numerosi altri quesiti fu­rono ancora avanzati dagli interessati, intorno ai diritti dei terzi per condo­minio sui fondi, per esercizio di diritti promiscui, per lo esperimento dei diritti ipotecari mediante l'espropria, per il mantenimento delle locazioni malgrado l'enfiteusi, ecc. Molto spesso, com'è intuibile, tali questioni erano sollevate al solo scopo di ostacolare o comunque ritardare la censuazione, nella spe­ranza che lo Stato italiano crollasse e quindi tutto tornasse come prima.1) Le operazioni enfiteutiche, iniziate nel giugno del 1864, accertarono che il terreno posseduto dagli enti ecclesiastici di Sicilia ascendeva a 230 mila ettari, cioè ad 1/10 di tutto il terreno coltivabile dell'isola. La superficie cén-suabile, in forza della legge del 10 agosto 1862, era di 192 mila ettari circa, divisa in 6175 fondi. Essa era complessivamente posseduta da 1436 titolari, fra i quali primeggiavano alcune mense vescovili ed abbazie e pochi conventi, per un totale di circa 35 titolari ecclesiastici, possessori dei 2/5 dei fondi sottoposti alla forzosa enfiteusi. La parte esclusa dalla legge perchè bonificata, Boschiva o con miniere, era divisa in fondi di assai ristretta estensione, pos­seduti generalmente da piccoli beneficiari. 2)
Nonostante gli sforzi compiuti dalla Soprintendenza generale alle com­missioni circondariali, perchè lo scopo della legge venisse raggiunto, con la aggiudicazione dei grandi latifondi ai capitalisti e dei beni rurali vicini all'abitato ai medi e piccoli agricoltori, le operazioni enfiteutiche, e poi quelle di vendita dei rimanenti beni ecclesiastici, non davano i risultati sperati. Vuoi a causa delle eccessive preoccupazioni liberali della legge, come per gli ostacoli creati dal ricco clero e da scrupoli di natura religiosa, dai bene­fici della censuazione vennero esclusi non solo i piccoli, ma altresì la maggior parte dei medi agricoltori, deboli di fronte alla concorrenza dei monopolisti, ed impotenti a vincerne gli abusi legali, le intimidazioni, i ricatti,le corruzioni. Poco infatti ottennero le associazioni promosse dal Corteo nelle aste celebrate in vari circondari, come in quello di Catania dominato da due grosse società di capitalisti e di speculatori, costituite nell'aprile del 1866: la prima con lo scopo di rendersi aggiudicataria dei migliori fondi di quel circonda­rio, allontanando tutt'altri concorrenti che alla società non appartenessero; la seconda col proposito di presentarsi offerente a qualunque incanto e riti­rarsi poscia dietro offerta e consegna d'un premio in denaro.3) Tali società di monopolisti e di speculatori nascevano un po' ovunque, sfiduciando i coltivatori che avessero intenzione dì partecipare alle gare; in caso contrario
1) S. COHLEO, op. cU., passim e apcc. pp. 159-195, Appendice.
2) S. COMVEO, op. oh., pp. 279-280.
3) Cfr. lo riserbate del Ministro di Grazia e Giustina e dui Culti al Soprintendente generale alle commissioni circondariali... in Palermo, Firenze, 17 aprilo 1866, prot. n. 6780; e del Corpo dei carabinieri reali, 12 Leg. Palermo al Soprintendente... in Palermo, Palermo, 15 giugno 1867, prot. n. 9130, rispettivamente in A. S. P., Soprintendenza generale alle Com­missioni circondariali per l'enfiteusi dei beni ritrai! ecclesiastici di Sicilia, busta 76 e busta 97.