Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; AUSTRIA ; VIENNA
anno <1956>   pagina <285>
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La storia del Risorgimento italiano negli archivi, ecc. 285
serve a noi per ricusi mire l'amara vicenda e, se la storia potesse insegna qualche cosa, dedurre qualche utile ammonimento.
L'osservatorio viennese, considerato nella sua funzione storica e nei suoi valori obbiettivi, diventa per la singolare posizione assunta dalla cancelleria viennese nel corso di almeno cinquantanni, e specialmente nel periodo inet-ternichiano, il miglior strumento di indagine non solo quantitativo, ma anche qualitativo. Ne ha fatto esperienza in passato lo Stern, trovando proprio nella documentazione della diplomazia viennese il filo conduttore della poli­tica europea, di cui ha tracciato su questa scorta un quadro poderoso.
Si dirà: non mono efficace fu la politica riservata e cauta del gabinetto inglese: ed il Foreign Office offre allo studioso una sorprendente miniera di sapienza, di potenza e di volontà politica e diplomatica, che contrapponendosi a Metternich e ai suoi uguali, più. saggiamente e con maggior costanza del* l'ondeggiante politica francese, dalla reazione di Carlo X al liberalismo di Luigi Filippo, al rivoluziouarismo quarantottesco, all'assolutismo bona* partesco del terzo Napoleone, ha meglio regolate le sorti europee, rispar-miando al continente l'immane disavventura di più formidabile orisi.
A prescindere dalla considerazione che l'azione inglese nella grossa crisi europea del Risorgimento ha avuto accenti più negativi che positivi, per quanto riguarda il problema italiano, non si può asserire che l'interesse in­glese, così ben espresso con fredda espressione dal segretario di Stato per­manente al Ridolfi, quando invocava aiuto, sia stato molto entusiasta e altrettanto fattivo per la causa italiana, considerata piuttosto di scorcio, come mi elemento marginale della situazione generale e una riserva da mano­vrare come utile espediente di contrappeso.
E certamente non sono consolanti, né incoraggianti, né istruttivi gli interventi inglesi nella crisi napoletana del 1820, abbandonata con glaciale noncuranza a fatale destino, o quelli nella crisi italica del 1848-49, in Pie­monte, in Toscana, a Roma, per non parlare di Venezia, o nei negoziati per la guerra di Crimea. Quanto rivelano in merito all'interesse italiano le fonti inglesi, non sembra possa portare a un apprezzamento più positivo: anche i più indulgenti studi recenti del Rosselli e dello Schmidt nou inducono a diverso giudizio.
Perciò, la documentazione viennese, anche nella sua espressione rabbio­samente reazionaria e legittimista, dominando tutta la scena, e ponendo la questione italiana proprio al eentro del suo interesse e della azione politica, assume un significato particolare. Giudizi e valutazioni di uomini e cose devono essere accolti con ogni dovuta riserva; ma non ci si può dissimulare che la diplomazia e la polizia viennese ci trasportano nel vivo del dramma, qualunque sia l'apprezzamento, che esse, per conto proprio, ne facciano
La questione è cosa propria, che non dovrebbe interessare l'Europa: ma se questa si interessa, Metternich è pronto ad opporre la sua dottrina, con la quale arresta qualunque speranza di novazione sul continente. Metternich vuol disintegrare la questione italiana dai problemi europei, ma non vuol concedere, che questi avvìi no il continente a quella rivoluziono, che egli disprezza, mentre era suo compito di mantenere intangibile il principio della conservazione. È in verità in questa sua opera registrò indiscutibile successo di fronte ai governi, imponendola a un Guizot e a un Palmcrston, non però contro forze superiori alla capacità di resistenza sue e dei suoi interlocutori,