Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ; AUSTRIA ; VIENNA
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1956
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Roberto Cessi
francesi, inglesi, prussiani o russi che fossero. Urtando contro forze popolari non potè illudersi di pari successo.
In questa prospettiva della dinamica politica europea del primo otto* cento la documentazione della cancelleria viennese, in conformità all'opera svolta da questa, assume un significato dimostrativo preminente. Le esperienze fatte sono abbastanza dimostrative.
La vicenda napoletana del 1821, quale fu illustrata dall'Alberti, i processi del 1821, studiati dal Luzio, l'amministrazione austriaca nel LombardoVeneto analizzata dal Saudonà, gli studi albertini e quarantotteschi del Salata, e i costituti del Gonfalonieri pubblicati da lui e dal D'Ancona, le diligenti ed esaurienti ricerche del Moscati sul regno napoletano, il materiale raccolto dal Nada in merito alla politica italiana del Mettermeli dopo il 1831, Quello del B ortolotti sulla situazione italiana del 1846, il vistoso volume del Valsecchi sulla preparazione della guerra di Crimea, e l'appassionata e scrupolosa indagine sulla pace di Milano del 1849 del Filipuzzi hanno rivelato quale profitto, e non solo formale, ma anche sostanziale, si può ricavare da una metodica analisi della documentazione viennese per la ricostruzione della storia del nostro Risorgimento.
L'incendio del palazzo di giustizia del 1925 ha travolto nelle fiamme tre preziosi archivi, quello dell'interno, della giustizia e dell'agricoltura e quello della direzione generale della polizia. Sopravvivono soli pochi residui sfuggiti alle fiamme, insufficienti a fornire il quadro della vita, che, traverso l'intensa applicazione di un governo scrupolosamente osservatore, anche se non intelligente e comprensivo delle necessità dei tempi e delle evoluzioni spirituali e sociali (Metternich si accorse, quando era ormai troppo tardi e la ruota della fortuna era girata a suo sfavore), poteva rivelarsi nella forma più. intima e più drammatica. Se i rapporti di polizia della Ballplatz possono in qualche modo sopperire alla inesorabile perdita, non la sostituiscono nella completezza. Forse un certo complemento si può trovare in una fonte molto inesplorata e assai trascurata, negli atti delle campagne italiche del Kricgs-Archiv, nei quali al contenuto militare si congiunge larga considerazione politica e poliziesca, specialmente nel periodo del comando militare di Radetzky.
10 ebbi la ventura di farne esperienza, estendendo le ricerche per il biennio 1848-49 dagli uffici diplomatici e politici a quelli militari, dagli unici centrali a quelli periferici, ed ho perciò potuto persuadermi quanto vana sia stata la fatica del Pieri nella ricostruzione delle campagne italiche, pur condotta con notevole apporto di erudizione, seguendo le orme delle polemiche e delle polemiehettc di mon turati tu tt 'altro che intelligenti, ma priva di quella più solida documentazione (specialmente quella quotidiana, assai più espressiva di quella aulica postuma, utilizzata dal Fieri), fornita dai rapporti, nei quali si riflette l'espressione immediata dell'azione, e con i criteri militareschi antistorici di un Clausevitz o di un Dettimele, maestri di arte della guerra, ma ignari di politica e di storia. Vero è che le operazioni militari costituiscono un problema squisitamente politico, e assai male se ne può apprezzare contenuto e validità storica fuori del quadro politico, del quale furono parte integrante e indissolubile. La prospettiva tecnica adottata dal Pieri, dal Porzio e dal Kisziliug incontra spesso smentite nella documentazione viennese.
11 processo storico non si può ridurre a un troppo semplice e formale tecnicismo, che rischia spesso di far trascurare quelle più profonde energie,