Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; AUSTRIA ; VIENNA
anno <1956>   pagina <287>
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La storia del Risorgimento italiano negli archivi ecc. 287
die operarono nella vita. H fenomeno militare e bellico è un aspetto margi­nale della vasta attività politico-sociale, dalla quale prendono significato i suoi valori, e quando da essa ai disgiunge non se ne intende più l'efficacia e la funzione. Ed è questo il problema, che attende la debita illustrazione, e sono questi gli elementi, che possono chiarire i valori militari dello svolgi­mento delle campagne italiche, assai più che le manovre e nianovrette di stizzosi comandanti, che poi hanno fatto pompa del loro eroismo.
Radetzky era un soldato, ed egli guidava l'azione bellica con la menta­lità militare, com'egli amava ripetere, quasi a propria giustificazione e per rafforzare le proprie tesi. Ma egli era anche un politico, oltre che buon agente di polizia; e le sue carte smentiscono l'asserita ignoranza o noncuranza dei valori politici, perchè offrono la prova del contrario. E qualche esempio può bastare. Concentrato, dopo la ritirata delle cinque giornate, a Verona, prima di riprendere l'offensiva sopra i piani lombardi, egli considerò attentamente la situazione politica, che si era formata alle sue spalle nel Veneto e a nord sulla via del Trentino, e la necessità di garantirsi alle spalle e sui fianchi prima di riprendere l'offensiva reclamata da Vienna. Le considerazioni, che egli oppone ai dirigenti viennesi nella polemica con essi impegnata sull'argo­mento, ai calcoli militari accoppiano il senso politico, col quale doveva apprez­zarsi il possesso e del Veneto e del Trentino, senso politico, che egli espresse in ogni occasione, come guida della condotta bellica, a Volta Mantovana nel formulare la prima base dell'armistizio, con l'invio dello Schwarzcnberg ad Innsbruck e Vienna per impedire la promulgazione della costituzione, a Milano nel dettare il secondo schema di armistizio e poi nello stabilire il go­verno delle riconquistate provincie.
Che dire poi dell'azione sviluppata da Radetzky nel corso dei laboriosi negoziati, che si conclusero con la pace di Milano? È il soldato che calcola le necessità della situazione e non ha scrupolo di subordinare esigenze militari a quelle politiche. In ogni modo, il suo spirito e la sua mente di soldato è guidata da una educazione politica, che buona e cattiva essa sia, dirige la mano del maresciallo. Del resto, non è una novità peregrina la scoperta del­l'influsso politico nelle vicende favorevoli e sfavorevoli della campagna bel­lica, nella quale certo politicantismo di bassa lega ha avuto tanta fortuna ed è stato assai più accreditato dell'asserito tecnicismo o dell'insegnamento di una presunta scienza o arte bellica. Ed allora che giova insistere su presup­posti tecnici, di dubbio valore, che non hanno avuto riscontro nella realtà della vita, e costruire un panorama antistorico?
L'esperienza maturata nel paziente e spesso ingrato lavoro di archivio, che i paladini di una improvvisata scienza storica non amano troppo, pre­ferendo seguire i comodi dettami dei tecnici, per adattare la vita ai loro sche­mi, sulla falsariga di un Clausevitz e di un Dclbruck, p. es., mi ha insegnato un'altra verità elementare, che la storia va ricercata dove questa è stata forgiata e non deve essere idealizzata dalla fantasia romantica di pseudo-scienza o di fallace retorica*
ROBERTO CESSI