Rassegna storica del Risorgimento

REGIONALISMO ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <290>
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Attilio Craglietto
al clima, alle tradizioni, alla religione, ai costumi e ad altri fattori diversi da popolo a popolo. Non è, però, da ritenere, e vi abbiamo già accennato, che gli nomini più giudiziosi ncll'89 non vedessero abbastanza chiaramente la soluzione del problema nel senso del decentramento, ma essi erano troppo deboli per far prevalere i loro concetti contro l'impeto e la violenza dei Già* cobini. Ad essi possiamo avvicinare per tante ragioni il Ferrara, il Cattaneo e anche il Minghetti. Ma conviene qui riportare per esteso quello che il Thiers ne dice della sua Histoire de la Revolution. Si vedrà nel passo che riportiamo che i Girondini erano accusati di lesa unità, e questa accusa di dubbia con­sistenza, giacché la varietà non esclude l'unità, doveva far tremare parecchi fautori del decentramento giacche qualcuno s'era ridotto a dichiarare essere la soluzione del problema..... un mero postulato ideale.
On leur reprochait de vouloir rompre l'unite nationale et composer des quatrevingt-trois départements quatre-vingttrois états tous égaux entre eux et unis par un simple lien fédératif. .. Et d'ailleurs entre un gouver-nement fédératif et un gouvernement unique et centrai, toute la différcnce consistant dans le plus ou moins d'energie des institutions localcs, le crime d'une tefle idée était bien vague s'il existait. Les Girondins au rèste n'y voyaient rien de coupable, ne s'en défendaient pas et beaucoup d'entre eux, indignés de l'absurdité avec laquelle on poursuivait ce système, deman-daient si après tout la Nouvelle Amérique, la Hollande, la Suisse n'étaient pas heureuses et libres sous un regime fédératif et s'il y aurait un grand danger à préparer à la France un sort parcil. Buzot, surtout, soutenait cette doctrine et Brissot, grand admirateur des Américains, la défendait également plùtot comme opinion philosophique que corame projet applicable à la France.
Si vede, dunque, che il problema s'era imposto fin sotto la furia della rivoluzione egualitaria, la quale però l'aveva risolto secondo il concetto poli­tico dell'accentramento, concetto imperante nei clubs, ed è qui la genesi del sistema che il Minghetti si proponeva d'eliminare dall'Italia col suo pro­getto.
Vediamo ora brevemente quale sia stato questo suo progetto delle re­gioni, che è quello che aveva ottenuto l'approvazione del conte di Cavour. Egli aveva presentato il progetto al Parlamento subalpino il 15 marzo 1861. In esso egli proponeva la suddivisione del territorio che allora costituiva il Regno d'Italia in regioni, provincie, circondari e comuni. L'innovazione consisteva in principal modo nella creazione dell'ente regione. La ripartizione territoriale del Regno doveva poggiare su questi concetti basilari: il comune ai deve considerare come la prima e fondamentale associazione delle famiglie; la provincia non si deve già considerare come una formazione fittizia, ma quale associazione naturale fondata sopra interessi comuni, sopra tradizioni che non si possono offendere senza pericolo.
Il circondario, invece, si dichiarava mantenuto solo per considerazioni d'opportunità e nella relazione del Minghetti al progetto in questione si legge: È mia opinione che il circondario sia destinato a sparire in un tempo più o meno remoto; e se ovunque fossero in Italia vie ferrate e facuità di comunicazioni non mi sarei peritato di proporne l'abolizione.
Non sarà mutile notare a. questo punto che la soppressione del circon­dario doveva essere attuata molto più tardi dal governo fascista, ostile ad