Rassegna storica del Risorgimento

REGIONALISMO ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <291>
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il regionalismo di Marco Min ghetti, liberale, ecc, 291
ogni autonomia. La soppressione fu decisa dal governo fascista dopo un pe­riodo, nel quale in seno al governo stesso sembrarono formarsi una corrente favorevole al mantenimento di esso e un'altra favorevole alla sua soppres­sione. Infatti il decreto legislativo sulla riforma della legge comunale e pro­vinciale del 30 dicembre 1923 sembrò sopraffare la tendenza alla soppressione del circondario e delle sottoprefetture, poiché, in forza di questo decreto, si passò alla creazione di altre sottoprefetture nei circondari, sedi di capoluo­ghi di provincia e si accrebbero inoltre l'autorità e le funzioni dei sottoprefetti. Ma la durata di questo nuovo ordinamento fu breve assai, anzi veramente esso non fu mai portato ad attuazione completa.
Finalmente prevalse la tendenza che già abbiamo riscontrata nel Nostro e col decreto 21 ottobre 1926, n. 1890, furono soppressi 95 circondari e con l'altro del 2 gennaio 1927 tutti i rimanenti.
Regolata la vita comunale, conservato il circondario, come s'è visto, per ragioni d'opportunità e regolata pure la funzione della provincia, cui si con­ferivano nuove franchigie, cosi giustificava il nostro statista la costituzione della regione: 1) con la convenienza di provvedere, in modo rapido ed efficace ad alcuni servizi (istruzione superiore, belle arti, cura delle strade, difesa dei fiumi); 2) con la necessità di creare un periodo nel quale unificato tutto il sostanziale (la politica, le armi, la finanza, la legislazione) la parte ammini­strativa potesse durare con quella varietà, che armonizzi con l'indole diversa dei popoli e delle loro usanze.
La regione cosi formata doveva essere un ente gerarchico e non un'am­ministrazione autarchica. L'attività di questo ente era delineata nel progetto nel modo seguente: tutte le provincie che compongono una regione costitui­scono un consorzio obbligatorio per le spese relative 1) agli istituti di istru­zione superiore, agli archivi storici, alle accademie di belle arti; 2) ai lavori pubblici per fiumi, torrenti, ponti, argini e strade; quando tali spese non siano poste a carico dei comuni, delle provincie e dello stato.
A capo della regione doveva essere mi governatore, che doveva rappre­sentare il governo del re ed avere la precedenza sulle altre autorità della regione. Avrebbe dovuto spettargli il potere esecutivo, e assistito da due asses­sori il compito di firmare il bilancio preventivo. Pensiamo che la figura del governatore, concepita dal Minghetti, non fosse tanto dissimile da quella dello Statthalter austriaco, il quale aveva analoghi poteri.
Durante gli studi preparatori del progetto, il Minghetti aveva sempre l'occhio fisso ai sostenitori dell'accentramento, che, come sappiamo, difende­vano il loro sistema in nome dell'unità, e quindi, in lui, la preoccupazione di bene affermare, per allontanare ogni dubbio, la volontà di decentrare i poteri statali, senza pregiudizio dell'unità. Questa preoccupazione spiega la nota che egli lesse in Beno alla commissione che sedeva per formulare, nelle sue varie parti, il disegno di legge sull'ordinamento amministrativo e della quale a rendere plausibile la nostra opinione, riproduciamo solo la parte seguente: La riforma deve avere fine di stabilire e consolidare l'unità poli­tica, militare e finanziaria del regno e discentrare, al possibile l'amministra­zione. I commissari non dimenticheranno mai che le varietà locali, per quanto si fondino sulla tradizione, sulle abitudini e sui desideri non debbano mai affievolire ma rinforzare l'unità nazionale. Pertanto il discentramento ammi­nistrativo non potrà operarsi che intorno alle attribuzioni di quattro mini-