Rassegna storica del Risorgimento

VENTURA GIOACCHINO
anno <1956>   pagina <295>
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Un illustre siciliano: il padre Gioacchino Ventura, ecc. 295
tatari, i quali alla fine proruppero in grandi applausi, specialmente quando l'oratore, dopo aver detto che la Chiesa, la quale un tempo aveva battezzato in Teodorico il capo dei barbari, se le monarchie saranno ancora sopraffatte dall'antico elemento pagano, si volgerà alla democrazia, battezzerà questa selvaggia eroina, la farà cristiana come già fece cristiana la barbarie.
La predica suscitò tempesta fra l'alto clero e l'aristocrazia romana; mdi proteste e lamentele portate all'orecchio di Pio IX; il quale tuttavia fece esaminare il manoscritto dal censore, l'abate Graziosi, che vi pose l'ap­provazione per la stampa; poi volle esaminarlo egli stesso, e allora, alla approvazione del censore aggiunse la propria, dando ordine che il discorso fosse stampato tal quale.
Da quel momento cominciò a Roma quella agitazione che fa definita dal Ventura agitazione amorosa, e che i reazionari chiamarono agitazione infernale.
Ma nel luglio del '47 era corsa la voce d'un complotto fra gli elementi rea­zionari più altolocati, ispirati dall'Austria, per mettere sossopra la città nel­l'anniversario dell'amnistia, e intimorire l'elemento liberale. Ne ebbe sen­tore Ciceruacchio, che aveva molto ascendente fra gli strati più umili della popolazione. Egli radunò alcuni caporioni suoi devoti, e con loro decise di consultare il padre Ventura, come amico del papa. Dopo la mezzanotte anda­rono al convento dei teatini, riuscirono a farsi aprire, e Ciceruacchio corse alla cella di padre Ventura, che ancora vegliava sui suoi libri, e gli manifestò i suoi fieri propositi contro i congiurati. Il Ventura riesce a calmarlo, facendosi promettere di aspettare che egli avesse riferito la cosa al papa. Tosto corre al Quirinale, e riferisce l'accaduto al papa, che si meraviglia essere ancora in Roma un certo Nardoni antico galeotto, già espulso dalla città; incarica il Ventura di persuadere Ciceruacchio a star tranquillo, perchè la mattina egli stesso avrebbe provveduto a tutto.
H Montanelli riferisce d'aver chiesto a Pio IX perchè non affidava un incarico di governo al Ventura, ma il papa gli rispose che questi era un entu­siasta non capace di tali funzioni. Intorno a quel tempo il Ventura ebbe un abboccamento col famoso statista Pellegrino Rossi, che allora rappresentava a Roma il governo francese. H pensiero politico del Ventura era in qualche modo vicino agli ideali della gloriosa vittima del '48 romano, perchè) mentre il Rossi studioso del diritto costituzionale assegna al popolo il governo indiretto nei grandi stati moderni, il Ventura aveva presente il governo diretto del popolo nei piccoli Comuni medievali, sebbene egli allora contribuisse, a quanto pare, alla promulgazione della costituzione del '48 nello stato pontificio. H Ventura ebbe anche corrispondenza con Vincenzo Gioberti, e collaborò al giornale H contemporaneo, organo del liberalismo democratico. Il Ventura aveva ideato, secondo le sue idee, un nuovo stemma della città per la ban­diera della guardia civica, con una figurazione troppo complessa, ma sulla quale campeggiavano le figure della Religione e della Libertà accanto alla Croce, figurazione che egli spiegava in un discorso diffuso a stampa.
Quando poi nel 1848 era scoppiato a Vienna un moto rivoluzionario che il governo represse con la forza, e quella strage aveva avuto un'eco profonda in Italia, il Ventura compose per l'occasione uno dei suoi più famosi discorsi: Discorso funebre pei morti di Vienna recitato il giorno 27 novembre 1848 nella insigne chiesa di S. Andrea della Valle con introduzione; il discorso riuscì