Rassegna storica del Risorgimento
ROSMINI SERBATI ANTONIO ; CAVOUR, GUSTAVO BENSO DI ; GIOBERTI V
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A. Colombo
guardo, conosceresti che io non potevo parlare altrimenti senza scapito delTonor mio e forse della causa cue difendo e il 23 febbraio 1843 scrivendo al Pinelli1 che il La Cisterna gli era nemico, attribuiva in parte all'influenza di lui, in parte a quella del Cavour, l'ostilità del crocchio Arconati.
L'accusa contro il Gioberti non aveva fondamento e Camillo di Cavour, raccogliendola sotto rinfluenza dell'ambiente e di fallaci apparenze, cadeva in errore. Gioberti fin dai primi atteggiamenti del suo pensiero era sempre stato antigesuita e l'accusa che egli fosse d'accordo colla setta, diffusa prima della pubblicazione del Primato, cioè proprio all'epoca della nostra controversia, e corsa dopo quella ancora più insistente, fu mossa ad ai-te solo per comprometterlo. È strano però che anche oggidì sia sorto qualche scrittore a gabellarci nn Gioberti antigesuita solo coi Prolegomeni, asserzione questa dovuta a quello spirito settario che è sempre nemico della verità. Un anonimo della Civiltà cattolica, sotto il quale facilmente si distingue un noto scrittore di storia militante nel campo gesuitico, ha tentato di dimostrarea che prima dei Prolegomeni il Gioberti era libero dalla passione antigesuitica fondandosi puramente sul carteggio giobertiano edito dal Cian e omettendo a bella posta (poiché l'ipotesi dell'ignoranza suonerebbe torto troppo grave per l'autore) gli altri ben noti carteggi che hanno più frequenti e più evidenti spunti antigesuitici, scritti anteriormente ai Prolegomeni.8
1 GIAN, op. clt, pag. 133.
Cmità Cattolica, Quad. 1589, 2 settembre 1916.
* Citiamone qualcuno tra i più caratteristici. Wel 1829 in una lotterà all'amico carissimo (MASSARI, I, 104) a proposito della rimozione del prof. Dettoti, dovuta ai gesuiti, dalla cattedra che copriva di teologia morale nell'Universiadi Torino, scriveva che a turbare lo delizie della pace ohe godeva il clero < guerreggia una falange invisibile o scarsa, ma scaltra, ma industriosa, ma vigilante . Bel '30 in. occasione delle onoranze alla memoria del prof. Tamburini, dell'Università diPavia, pure perseguitato dal gesuiti, scriveva all'aw. Giuseppe Saleti (MASSARI, 1,108-109): < Abbiamo veduto nel passato secolo quanta incredulità fosse favorita dallo splendore di alouni nomi. Ora l'incredulità non 6 la Betta che più spaventa: ve n'ha un'altra che, sotto pretesto di difendere la religione cattolica potrebbe semai trionfasse contro le promesse di Dio, sterparla dalle radioL Voglio dire quella setta potente che, dopo cori-otta la morale, corrotti i dogmi e la disciplina, vuol mescere il cielo colla terra, la società civile coll'oocleslaatica, il regno spirituale ool temporale, perpetuare gli abusi presenti, far riverire quelli della bassa età e, spenta ogni civili moderna, richiamare nella religione e nel mondo l'antica barbarie. 3Semioo e combattitore infaticabile di questa fazione fu il Tamburini, onde non ò