Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno <1956>   pagina <300>
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300 Luigi Dal Pane
Le espressioni che abbiamo adottato non devono trarre in inganno, rievocando lo posizioni puramente speculative dei vecchi sistemi filosofici, poiché un aspetto originale del pensiero e dell'opera del Labriola sta appunto nella fusione della scienza e della vita. Quel richiamo alla vita, che il Croce lodava nella scuola economico-giuridica, quella contemporaneità della storia cui il Croce stesso diede un contenuto teorico peculiare, avevano trovato nel Labriola un realizzatore fin qui insuperato fra noi.
Forse la parola imita esprime ancora poco nel caso del Labriola, perchè questa espressione s'è sminuita e depauperata di senso e di contenuto nel­l'abuso continuo cui la condannano i retori e i ripetitori dell'epoca nostra. Noi intendiamo di parlare di vera fusione fra pensiero ed azione, di compene­trazione fra pratica e teoria, di un concrescere e di un farsi dell'esperienza teorica con quella operativa.
Non si tratta dunque soltanto di formulare un canone di teoria storio­grafica o di enunciare un precetto morale: si tratta di un legame' genetico che si è felicemente attuato nella biografìa del Labriola come un continuo salire dalla vita al pensiero e un ininterrotto rifluire di questo sii quella, come un progressivo formarsi di un ideale filosofico e un adeguarsi della pra­tica a quell'ideale.
La vita: abbiamo detto. Ma quale vita? La vita del singolo astrat­tamente presa? Forse la vita del filosofo chiuso nella contemplazione degli eterni problemi e timoroso che il calore del travaglio dei cornimi mortali liquefacela la sua casa di cera? Forse il comune mortale, che, som­merso dagli interessi o dai pregiudizi di classe, di partito, di religione o di nazionalità, non sa sollevarsi a comprendere quello che è fuori di lui o contro di lui?
No certamente. La vita del Labriola seppe immedesimarsi consapevol­mente nella vita della comunità ed il filosofo fu dominato dal senso della comunità, dalla coscienza di un destino comune e dalla volontà di progredire. Egli fece suoi i problemi più vitali dell'età sua.
Ma comunità di uomini, destino comune di uomini, svolgimento e muta­mento di istituzioni significano storia e il Labriola si senti come vissuto dalla storia contemporanea, proiettando nell'interpretazione del passato l'espe­rienza della vita presente.
Chiunque imprende a narrare insegnava il Labriola negli ultimi anni di sua vita quale che sia la somma dei particolari che abbia raccolta e quale che sia la fatica spesa per avvicinarsi alla sentita e intuitiva riprodu­zione del passato, quando a tale riproduzione mette mano, finisce sempre per lasciarsi guidare da certi concetti e preconcetti circa la natura umana e circa l'umano destino e circa il senso o etico o teologico o filosofico degli accadi­menti.
La concezione circa la natura obbiettiva dell'accaduto reagisce sulla maniera di rappresentare gli accadimenti, e perciò non c'è storico che possa dirsi realmente imparziale, perchè, per essere tale, bisognerebbe che fosse fuori di tutti i punti di vista, il che è contro la naturale posizione dell'intel­letto come della naturale posizione dell'occhio. Così che voglio dire che le persone le quali si preparano agli studi storici, non si potrà dire che si siano veramente preparate con metodo scientifico se non quando, oltre all'impos­sessarsi dei metodi corretti per l'apprendimento dei fatti, siano anche giunte