Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno <1956>   pagina <301>
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Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 301
a farsi una adeguata idea dei principii direttivi degli accadimenti, in quanto quei principii sono negli accadimenti stessi. E voglio dire che lo storico scien­tificamente preparato deve anche aver raggiunto quel grado di maturità intellettuale, che consiste nel poter rispondere a quei quesiti che costituiscono la somma della filosofìa della storia. Come volete che si chiami scientifica* mente preparato quello storico, il quale, dopo avere acquistato il possesso dei mezzi linguistici, paleografici, epigrafici e così via che occorrono per esem­pio per studiare la storia dell'antichissimo Egitto, si trovi poi di fronte ai fatti pia o meno bene appurati, senza che abbia preso partito o per la teoria delle razze o per quella dell'ambiente naturale, senza per esempio che sappia se la religione è causa od effetto delle condizioni sociali, senza che abbia preso partito per la origine consuetudinaria o autoritativa del diritto, senza che possegga tanta psicologia quanta ne occorre per determinare il valore delle individualità, indifferente al caso o alla provvidenza, alla predestinazione o alla causalità meccanica!
Eccoci dunque con di fronte al problema della filosofia della storia.
C'è ancora la possibilità della filosofia della storia? s'era domandato pochi anni prima e si sarebbe ridomandato più volte Benedetto Croce.
È ovvio che il Labriola avesse ripudiato e ripudiasse il vecchio concetto di filosofia della storia, di un gran piano provvidenziale superstorico, meta-storico o extrastorico.
Ma questo escluso rimaneva peraltro il problema dei concetti o per usare una parola meno impegnativa dei principi che sono necessari per pensare l'esperienza storica.
Il fatto, il semplice dato dell'esperienza, preso a sé, fuori della connes­sione, rimane privo di senso. Bisogna sapere superare l'immediatezza della esperienza e la frammentarietà dei dati.
H fatto deve essere appurato con procedimento scientifico e per questo aspetto la storiografia è una scienza del procedimento.
Ma, una volta che il fatto sia stato scientificamente appurato, fa me­stieri comprenderlo, perchè acquisti significato e valore. Ora la comprensione del fatto dipende da quella implicita o esplicita filosofìa che lo storico mette a fondamento della sua interpretazione.
Questa idea del Labriola è insita nella concezione più generale che egli aveva della filosofia e dei rapporti fra scienza e filosofia.
Abbandonata infatti ogni pretesa cosmologica o cosmogonica, respinta ogni metafisica che stia al disopra, al di là o al di sotto dell'esperienza, egli riduceva il campo della filosofia alla critica e alla elaborazione dei concetti ohe sono necessari per pensare l'esperienza.
In tal modo si chiarivano e si precisavano anche i rapporti fra scienza e filosofia. E come questa gli appariva necessaria a tutte le scienze, così le scienze giunte a perfezione avrebbero riassorbito la filosofia.
Tendenza al monismo, scriveva il Labriola ma al tempo stesso coscienza precisa della specialità della ricerca. Tendenza a fondere scienza e filosofia, ma, medesimamente* continuata riflessione su la portata e sul valore di quelle forme del pensiero, che usiamo in concreto, e che pur pos­siamo distaccar dal concreto, come accade nella logica stricto /are, e nella teoria generale della conoscenza..... Pensare in concreto, e pur poter riflettere in astratto su i dati e su le condizioni della pcnsabilità. La filosofia c'è e non