Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno <1956>   pagina <302>
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302 Luigi Dal Pane
c'è. Per chi non c'è ancora arrivato, essa è come il di là della-scienza. E per chi c'è arrivato, ossa è la scienza condotta a perfezione.
Ecco dunque come si saldano scienza e filosofia e, per conseguenza, ecco come si fondono le scienze storiche con la filosofia della storia, la storia con la filosofia.
Anzi, senza voler correre troppo innanzi sui binari crociani, diremo che questa fusione si presenta più ricca di possibilità nel campo della conoscenza storica, per la caratteristica che il Vico le riconosceva di appartenere più intimamente all'uomo perchè egli è autore della sua storia.
Eccoci dunque anche alla storiografia come unione di filosofia e di filo­logia.
Ma in che cosa consiste più precisamente per il Labriola questa filosofia della storia ? E attraverso quali esperienze lo storico ne svilupperà i principi ?
Il Labriola, delimitando di sfuggita il campo della filosofia della storia, accennava esplicitamente ai principi che noi supponiamo direttivi per.rispetto al succedersi degli accadimenti e che quando ci siano noti, ci aiutano a capire gli accadimenti stessi.
Questa concezione implica innanzi tutto un giudizio sulla legge' del variare, ossia sul ritmo del processo storico. E il problema del succedersi delle forme sociali in tutta la sua estensione.
E noto che, ad esempio, per una corrente recentissima della sociologia, il problema delle leggi, ossia delle uniformità non può porsi che al di dentro di ciascuna forma di costituzione sociale.
Per il Labriola invece tutto il pensabile non è che genesi e la dialettica è il ritmo di svolgimento della realtà.
Ciò non basta. La filosofia della storia implica anche un giudizio di valore.
Poniamo scrive il Labriola che sia principio direttivo della storia il progresso, nel senso lato della parola; il quale concetto, è bene notarlo, fu ignoto agli antichi come fu ignoto in tutto il Medio Evo, ed è un'idea che si è intensificata e precisata solo nel secolo XYHL Quel concetto, appreso che sia, diventa stregua del criterio per classificare i fatti storici non più in modo prospettico, ma in linea ascendente. Ed è cosi che noi parliamo di condizioni primitive o di condizioni avanzate, di relativo regresso e di arresto. H con-cetto del progresso, più e più volte applicato alle varie- condizioni del vivere umano, si converte come nella idea di una. scala, di una ascensione, di un venirsi perfezionando dell'uomo nel cammino della civiltà. Quando questo abito di comparazione s*è formato, ci pare di poter misurare come ad una stregua tipica le differenze che corrono tra i Greci del mondo omerico e quelli della Atene periclea; tra i Romani nel primo secolo dell'impero e i barbari Germani, che stavano loro di fronte. Per via di questa, direi, qualificazione dei fatti storici, essi acquistano il carattere di valori; e se questi valori non ci fossero, sarebbe inutile affannarsi nella ricostruzione del passato: perchè, con buona licenza del mio collega prof. Geci, il cui articolo Bibel-Babel non ho ancora letto, non sarebbe valsa la pena di lavorare per un secolo sulla crìtica dell'Antico Testamento, e non valeva la pena che tutte le nazioni civili di questo mondo si affannassero per gli scavi di Ninive e di Babilonia, se in ultima analisi non arrivassimo a poter sapere ohe cosa vale cotcsta civiltà babilonese, e cioè che cosa vale per sé, cosa vale per rispetto all'Egitto, cosa