Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno
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1956
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pagina
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303
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Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 303
vale per rispetto agU Indo-Europei civilizzatisi più, tardi, cosa vale per gli elementi non. semitici che da prima la composero e poi per gli elementi semi* taci che se la assimilarono* e soprattutto ohe cosa vale per rispetto al piccolo popolo dell'Antico Testamento, la cui importanza storico-mondiale, che parve stragrande finché la storia dell'Asia anteriore ci rimase ignota, s'è ridotta ai minimi termini, da che noi possiamo considerare quel popolo come un piccolo o secondario anello della gran, catena degli accadimenti della storia asiatica in genere e semitica in particolare.
Ciò posto, a quali principi dovranno riferirsi gli storiografi ? Allo stato attuale delle scienze sociali, allo stato attuale della filosofia scientifica, seri-, veva il Labriola sarebbe incongruo che la massa dei ricercatori storici volesse nella interpretazione abbandonarsi al loro genio, come tanti novelli Tucididi, Taciti o Machiavelli. E faran bene invece di acquistare dalla scienza degli altri quella tal complementare filosofìa di cui possono aver bisogno.
La nostra indagine tocca qui uno dei punti più caratteristici della biografìa del Labriola.
Molti giovani di oggi credono di recare fin dal grembo materno il segreto della filosofia della storia e, senza essersi mai cimentati nello stadio diretto dei fatti, s'impancano a maestri di metodo storico e di filosofìa della storia, svelando senz'awedersene l'imparaticcio della loro cultura e la frcttolosità delle loro conclusioni.
Ora l'imparaticcio che racchiude in formule astratte lo schema delle cose e dei processi storici, sia in senso materialistico sia in senso idealistico, appartiene sempre a quel modo di pensare che il Labriola bollava nel volgare evoluzionismo e annulla le distinzioni e la molteplicità, che sono il contenuto stesso della storia.
Se da un lato i puri fatti senza la connessione sono privi di senso, dall'altro la filosofia della storia senza i fatti e un assurdo inconcludente.
Ma una filosofia della storia che rispetti le esigenze della positività si realizza solo attraverso le esperienze della ricerca, intese quelle e questa nel più largo Benso. Solo così la filosofia della storia rappresenta un valore, che vive e si trasmette.
La filosofia della storia del Labriola non nacque da una rivelazione subitanea e improvvisa, né gli fu tramandata per tradizione di scuola, ma costituì il risultato di un lungo personale travaglio, che rispecchiava e si immedesimava nel travaglio sociale, politico e morale del tempo suo.
Egli giunse a formulare le sue idee sulla storia quando già aveva varcato la cinquantina e in esse si ritrova condensata la sua esperienza umana e filosofica: lo studio del presente nel duplice momento di azione pratica e politica da un lato e di approfondimento di conoscenza dall'altro; la cultura contemporanea vagliata attraverso un processo vigorosamente vissuto di discriminazione critica; lo studio del passato preso come elemento di esperimento, di prova e di riprova Perchè, al contrario di coloro che ricolmi di boria filosofica sdegnano lo studio dei fatti, il Labriola s'immergeva in essi e ne traeva l'alimento vivo per elaborare i concetti, mentre di questi si valeva per l'interpretazione dei fatti. Cosi nei suoi coesi di Filosofia della storia egli non esponeva e definiva teorie ma ne mostrava l'essenza attraverso l'indagine sulla loro genesi; non dettava precetti di metodo, ma il metodo praticamente applicava alla storia; non postulava l'unione di filosofìa e di filologia, ma ne