Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno <1956>   pagina <306>
immagine non disponibile

306
Luigi Dal Pane
La prima risolve: il problema senza toccarne il nocciolo essenziale: cfè fra le strutture e le sovrastrutture un rapporto di interdipendenza, un influsso reciproco, pur essendo prevalente l'azione delle prime sulle seconde.
L'altra interpretazione affronta invece il problema su un piano eminente­mente sociologico. C'è un prodotto dell'umana attività che, variando, deter­mini la mutazione delle altre condizioni ?
I marxisti dell'indirizzo sociologico rispondono alla domanda costruendo dei tipi sociali, nei quali alla particolare forma di struttura economica corri­spondono forme peculiari di rapporti sociali, dì organizzazione giuridica e politica e di soprastrutture ideologiche.
H Labriola, pur ponendosi imposizione affermativa, risolve le singole attività umane nel processo complessivo della pràxis che è insieme sviluppo proporzionale e proporzionale delle attitudini mentali e delle attitudini operative.
Di qui deriva che le singole sfere dell'attività umana, entro il quadro di una determinata forma di struttura economica, possono raggiungere un considerevole grado di autonomia e reagire sulla stessa struttura economica.
A differenza dei sociologi di cui egli tuttavia non disprezzava gli apporti positivi allo sviluppo della conoscenza, il Labriola si soffermava più sull'ete­rogeneo, che sull'omogeneo e sulle coerenze.
Sarebbe grave errore il seguire i professionisti della sociologia nel loro supposto, che la storia cioè sia destinata ad essere assorbita dalla sociologia. Questa procede per tipi, il che vuol dire che procede per relative astrazioni dal concreto della storia. Quando il sociologo parla del tipo feudale, astrae da tutti gli altri elementi che oltre al feudo costituisce la Francia del se­colo XII, poniamo: i quali elementi, se non ci fossero stati parzialmente, non si sarebbero venuti sviluppando in ciò che più tardi si è chiamato o autorità, del monarca, o potere del giudice, o ceto commerciante e perciò borghese ecc. Ed ecco perchè non si può applicare alla sociologia il concetto di organismo perchè, prima di tutto, occorrerebbe supporre che p. es. la società-feudo tipo sia essa stessa automaticamente diventata borghesia, mentre la lotta di classe non può nascere che dove le classi già ci sono.
Lo storico lavora sempre sull'eterogeneo, un popolo che ne ha conqui­stato un altro, una classe che ne ha sopraffatta un'altra, dei preti che hanno sopraffatto i laici, dei laici che hanno messo a dovere i preti. Ora tutto ciò è sociologico, ma non è tipico come nella sociologia schematica, perchè cotesto eterogeneo bisogna empiricamente apprenderlo e cotesto apprendimento costituisce il proprio ed il difficile della ricerca storica, perchè nessuna astratta sociologia mi farà capire come mai, dato pure il generale processo della for­mazione della borghesia, solo in Francia sia accaduta tal cosa che si chiama la grande Rivoluzione. Ed io sono lieto che, essendo di professione filosofo e non storico e insegnando Filosofia della Storia, ho sempre difesa la peculia­rità dei metodi di ricerca, non perchè io mi faccia ammiratore dei semplici particolari, ma perchè ritengo che l'interesse che ci induce a studiare la storia non riposa BU quei soli schemi sociologici che pur servono di sussidio, ma riposa sulla fiducia che la interpretazione della storia in quanto è complessità e concatenazione di fatti, debba condurci ad una più profonda espressione; il che nel linguaggio degli ideologi si dice intendere, l'umano destino.