Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno
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1956
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pagina
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307
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Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 307
In questa visione complessa si delinea l'importanza non solo nei fenomeni di successione, ma anche di quelli di coesistenza e di intreccio.
L'analisi potrebbe protrarsi a perdita di vista, ma in fondo quello che principalmente conta per la valutazione dell'opera del Labriola non è tanto la pura elaborazione astratta dei principi, quanto l'effettivo lavoro di applicazione di questi alla interpretazione dei fatti, attraverso la quale si saggia la loro validità e si procede ad una più raffinata elaborazione
Nei corsi di filosofia della storia dedicati aDa interpretazione di alcuni periodi rivoluzionari della storia, e specialmente nei corsi sulla Rivoluzione francese, il Labriola realizzò la fusione fra filosofiate filologia, sulla base del materialismo storico.
Ma non basta. Egli pensava che il fine supremo della storiografia, alla cui realizzazione devono concorrere tutte le scienze storiche, è la narrazione. Quando i fatti sono stati appurati coll'istrumento dei procedimenti scientifici, quando la filosofia della storia ne ha fornito l'interpretazione e la spiegazione, bisogna completare l'opera con quel tanto d'intuitivo, che permette di narrare e di rappresentare. La narrazione non ammette surrogati e al proposito egli diceva, ripetendo una frase di Teodoro Mommsen, che per scrivere la storia occorre soprattutto la fantasia.
Cora la storiografia non è soltanto fusione di filologia e di filosofia, ma anche di scienza e di arte.
Abbiamo sottolineato alcuni tratti caratteristici dell'opera e della personalità del Labriola al fine di aprirci la via alla considerazione dell'influenza che egli ha potuto esercitare, direttamente o indirettamente sugli orientamenti della storiografia del Risorgimento.
Ritengo che si debba parlare essenzialmente di influenza indiretta, per quel tanto che il Labriola ha apportato al rinnovamento generale della storiografia italiana e al clima culturale che agisce potentemente sulla formazione dell'orientamento dello storico. Spesso non si tratta solo di influenza indiretta, ma addirittura di influenza mediata, attraverso alcuni discepoli, specialmente di Benedetto Croce.
Molte delle considerazioni svolte innanzi a proposito del pensiero del Labriola sono oggi patrimonio comune e possono sembrare quasi ovvie. Ma non era cosi fra il 1887 e il 1904, quando si diffusero dalla viva voce del Labriola.
Prevaleva allora nei settori più evoluti e meglio configurati della storiografia italiana un indirizzo puramente filologico, quell'indirizzo ch'è stato chiamato, con termine forse non del tutto sgombro da equivoci, positivistico.
Lo storico si affaticava intorno all'appuramento critico dei fatti e riponeva in questa fatica il vero fine, lo scopo scientifico dell'opera sua. Tuttavia la certezza del dato, raggiunta con procedimento scientifico, costituisce sì il fondamento del lavoro storiografico, ma non ancora la storia che presuppone necessariamente il superamento del frammentario e del dato dell'esperienza. Dì qui un carattere, che si poteva lamentare e biasimare nella storiografia italiana, l'assenza di qualunque idea direttiva volta appunto a far uscire dal complesso del materiale raccolto la configurazione e l'andamento di un
proceséo.
La stessa filologia risentiva dell'angustia di questo orizzonte, che la
rendeva incapace di penetrare al di là di certi limiti, sopra tutto di apprez-