Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno
<
1956
>
pagina
<
309
>
Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 309
* * *
La filosofia della stona e le indagini storiografiche del Labriola avevano puntato decisamente sulla storia moderna e contemporanea e di questa scelta egli aveva dato ragione colla necessità di capire noi stessi ed i problemi della nostra vita presente.
Ciò rappresentava una nota distintiva (e ve n'erano altre molte!) rispetto agli storici maggiori della cosiddetta scuola cconomico-giuridica che avevano ereditato dalla tradizione universitaria l'interesse per il Medio Evo.
Più tardi, dopo la morte del Labriola e sotto la suggestione dei grandi avvenimenti internazionali, quell'interesse doveva venire spostandosi in avanti nel tempo, ma fu certo merito del Labriola avere sentito prima degli altri il problema e averlo impostato in maniera magistrale, in modo che non è stato ancora superato.
Ciò valeva a sostanziare la storiografia del Risorgimento di un contenuto nuovo, a conferirle la dignità della storia vera, della storia profonda.
Non importa rispetto al merito del Labriola, se ciò non apparve subito e se per il cambiamento di rotta si richiese molto di più della geniale intuizione del maestro.
Quell'approfondimento di visuale portava come conseguenza un dilatarsi del problema del Risorgimento nel tempo e nello spazio.
Il Risorgimento innanzi tutto affondava le sue radici nel passato e protendeva i suoi rami nell'avvenire.
Alla problematica della storiografia del Risorgimento era strettamente collegato, per il Labriola, il problema della decadenza d'Italia nei secoli XVI e XVH e su tale questione il Labriola si era particolarmente soffermato in uno dei suoi corsi universitari.
Già il suo vecchio maestro Bertrando Spaventa, rivendicando al pensiero italiano del Rinascimento il merito di aver posto i germi dello sviluppo che si attuò poi all'estero, e segnatamente in Germania sviluppo naturale, libero, consapevole di sé aveva lamentato che, nel secolo 3tVI, una forza prepotente ed ingiusta, inesorabile come l'antico destino, ci avesse arrestato nel cammino della civiltà, ci avesse diviso dalle nazioni sorelle, avesse estinto i germi e gli elementi della vita nuova, perseguitato ed ucciso i nostri filosofi, corrotto i nostri artisti, disperso i nostri riformatori, indeboliti i nostri stati, guastata la moralità del cuore, violato il libero sentimento religioso, e posto in luogo della scienza l'ignoranza, in luogo dell'amore l'odio, in luogo dell'unione la discordia, in luogo della libertà la cicca obbedienza, in luogo della virtù l'ipocrisia, in luogo della legge l'arbitrio umano, in luogo dello spirito la materia, in luogo della vita la morte .
Trattando nel 1900 del destino storica" idi Giordano Bruno, il Labriola diceva:
Ma la tragedia personale di Bruno ci rimanda a una piti grande tragedia la decadenza d'Italia. Nasce Fanno 1548, l'anno in cui Filippo diventava re di Spagna e di Napoli (Carlo V Innsbrack Maurizio di Sassonia). La Riforma, che spinse altre nazioni, e segnatamente l'Olanda e l'Inghilterra, su le vie del progresso, non ebbe da noi che l'effetto della TeazfóncUjLa Spagna, padrona del Regno di Napoli e del ducato di Milano, tiene come rinserrata tutta l'Italia entro i suoi confini: la rovina del mezzogiorno comincia, e insie-