Rassegna storica del Risorgimento
LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno
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1956
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pagina
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311
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Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 311
trovarle più in là del secolo undecime, nel quale la nazione neo-latina apparisce costituita. ''-
La nostra recente rivoluzione non consiste come alcuni hanno con leggerezza affermato nel giungere della borghesia al dominio su la società. Questa rivoluzione è stata fatta, sì, principalmente sotto la direzione dello spirito borghese; ma la borghesia italiana esisteva da secoli, ed aveva avuto non solo le sue glorie, ma la sua terribile caduta alla fine del secolo decimo-sesto, e la sua prolungata decadenza fino alla Rivoluzione francese.
In che consiste questo rinascimento d'Italia, e che aspettativa può dar di sé a quelli che guardino la generalità del progresso umano senza pregiudizi e senza preconcetti? si chiedeva in una lettera al Sorci. Per tacere delle grandi difficoltà che c'è a trattare con intenti obiettivi, e con criteri non desunti dai soli impulsi della personale opinione, la storia attuale di qualunque paese rispondeva nel caso speciale d'Italia bisognerebbe risalire fino al secolo XVI, quando l'iniziale sviluppo dell'epoca capitalistica che qui avea sede principale fu spostato dal Mediterraneo. Bisognerebbe arrivare, attraverso alla storia della successiva decadenza, alle premesse positive e negative, interne ed esterne, delle presenti condizioni d'Italia. Non occorre io dica che le mie forze sarebbero impari all'impresa; perchè non avrei la più: lontana tentazione di misurannici, a proposito e nella occasione di un discorso familiare, come è questo. Chi un simile-studio sapesse concretare in un libro, potrebbe dire d'aver concorso ad esprimere, in forma riflessa, la presente situazione, e l'attuale coscienza degl'Italiani.
Con questo il Labriola voleva dire che, per comprendere l'Italia contemporanea bisognava risalire ai suoi lontani presupposti e che lo studio doveva far centro sulla storia economica e sociale.
Ma questo approfondirsi e dilatarsi dell'indagine nell'interiorità delle cose e degli uomini, questo prolungarsi nell'anteriorità dei tempi e delle condizioni non bastava. C'era bisogno di guardare oltre i confini del nostro paese con l'occhio esperto dello storico delle strutture, non solo per valutare l'effettiva portata dello sviluppo dei principali stati e confrontarlo con la situazione italiana, ma per conoscere l'effettiva portata degli interessi e delle forze che agirono sulla politica internazionale.
Soccorreva a questo riguardo la distinzione fra popoli attivi e passivi, su cui si imperniò la ricerca del IV Saggio intorno alla concezione materiali-stioa della storia.
H risorgimento italiano scriveva s'è svolto tutto per entro al secolo decimonono; ma ci si è svolto più nel senso della storia passiva che in quello della storia attiva. L'effettivamente attivo comincia il 1870; e questa osservazione basta da sola per ismcntire il più gran numero delle affermazioni ottimistiche o pessimistiche che si fanno sul nostro paese sopra di una esperienza così breve e di cosi recente data.
Coi termini di attivo e di passivo io intendo di addurre degli estremi teorici di valore comparativo, ai quali si giunge per approssimazione e attraverso a molte transizioni. Che l'Italia dunque fosse in un certo senso e storicamente attiva anche nel tempo della sua preparazione all'unità nazionale, e specie nei momenti delle rivolte, e delle guerre, nessuno vorrà negare: ma qui in questo discorso, dove cerchiamo di ricondurre tutto al ragguaglio della fin del secolo, noi dobbiamo considerare come relativamente passiva la condì-