Rassegna storica del Risorgimento

LABRIOLA ANTONIO ; STORIOGRAFIA
anno <1956>   pagina <313>
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Antonio Labriola e la storiografia del Risorgimento 313
grande industria, che tarda di fatti a venire, e nella conscguente rapida con­quista di un grande mercato esterno, dato il progresso lento ed incerto della economia nazionale, per la massima parte agraria, fa la politica mezzana degli espedienti, e consuma nell'abilità l'ingegno. Ecco la parte che fa la flotta italiana da più mesi in Oriente: per la volpe, che, secondo la favola, dichiari immatura l'uva che non può afferrare; ma questa volpe qui, con divario da quella della favola, si trova tra altre volpi, che l'uva afferrata custodiscono, o dell'uva stanno per afferrare! Ed ecco che la volpe si fa idea-lista, per manco di positivo. Questa borghesia italiana, di fronte all'astensio­nismo, o reazionario o demagogico dei clericali, e per il lentissimo sviluppo dell'opposizione proletaria, si è sentita e si sente come se fosse tutta la nazione e nel difetto di partiti che dividano la società, dà il nome di partiti alle fazioni che si raccolgono intorno a capitani e proconsoli, o ad intraprenditori ed av­venturieri di varie sorti. Al primo apparire del socialismo essa rimase attonita.
D'altra parte, s'ingannano quelli i quali credono, che l'agitarsi delle mol­titudini sia sempre indizio o prodromo da noi, com'è di fatto alcune volte e in alcuni punti d'Italia, di quel moto proletario che, come lotta economica su base concreta, o come aspirazione politica, volge più. o meno esplicitamente al socialismo in altri paesi. Qui il più delle volte questo agitarsi è come la ribellione delle forze elementari contro di uno stato di cose in cui esse forze non trovano la necessaria coercizione, quella coercizione, dico, che è propria di un sistema borghese atto ad irregimcntare i proletari. Si guardi, per es., all'acuita forma di emigrazione, che è, salvo poche eccezioni, di uomini atti ad offrire le braccia, l'incomparabile sedulità, e lo stomaco capace d'ogni privazione, allo sfruttamento del capitale straniero in terra straniera: sono, in una parola, lavoratori uscenti dai campi, dove son di soverchio, o dal­l'artigianato in decadenza, che la ferula educativa del capitale ridurrebbe in isquadre di addetti alle fabbriche, se la grande industria si affrettasse a svol­gersi, o che il patrio capitale menerebbe nelle patrie colonie, se ce ne fosse, e se non fosse venuta la pazzia di crearne là dove pare presso che impossibile il farne.
L'Italia è diventata ed è ben naturale, negli ultimi anni, la terra promessa dei decadenti, dei megalomani, dei critici a vuoto, degli scettici per fastidio e per posa. AHa parte sana e verace del movimento socialistico (al quale non è dato per ora dalle circostanze altro ufficio da quello in fuori di preparare la educazione democratica del popolo minuto) si mescolano, di conseguenza, parecchi, i quali, se volessero mettersi la mano su la coscienza, avrebbero da confessare, che essi son decadenti, e che li sospinge a dime­narsi, non la fattiva volontà del vivere, ma l'indistinto fastidio del presente: essi, leopardiani annoiati!.
In questo quadro scultoreo, che, per molti aspetti, richiama più pacata­mente le lettere a Federico Engels, trapela l'ansia e il tormento del Labriola.
Lo studio del passato diventava mezzo per capire il presente e l'inter­pretazione del presente forza per mutarlo.
Il Labriola partecipava alla lotta politica del suo tempo ed era stato parte attiva nel superamento delle formazioni politiche del Risorgimento.
Certo quando noi parliamo di politica, non intendiamo di quella che con­siste - per usare le stesse parole del Labriola nel fare e disfare i ministeri,