Rassegna storica del Risorgimento

SALERNO
anno <1956>   pagina <315>
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MARTIRI ED EROI SALERNITANI AGLI ALBORI DEL RISORGIMENTO
Con la caduta della Repubblica napoletana cominciava la lunga serie dei martiri gloriosi il cui sacrifizio rese possibile il Risorgimento italiano. Non seguirò le diverse vicende ohe condussero al suo tramonto ed il conse­guente ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, non ripeterò che il ritorno di questi fa possibile in grazia dell'aiuto della flotta inglese che si assiepava da forte nel porto di Napoli ed in grazia delle orde fameliche del famigerato cardinale Ruffo, che avanzava con la croce in una mano ed il pugnale nel­l'altra, a capo di turbe di lazzari vaghe di spettacoli e ligia alle sacre memo* rie; non dirò del tradimento di Nelson, che, per seduzione di Lady Hamilton e per smisurata ambizione e gelosia verso l'eroico ammiraglio Caracciolo, credendo di oscurarne la gloria, gli tolse la vita, facendolo senza alcun senso di moralità impiccare sulla maggiore antenna della fregata Minerva: cose queste già acquisite dalla storia ed ormai giudicate sulla scorta di documenti e di ineccepibili testimonianze.
È noto il calvario degli eroi e dei martiri in quelle brevi e drammatiche giornate del 1799, e la sequela bestiale ed inumana, dei processi e delle condanne a morte dei più eminenti e dei più fervidi assertori del nuovo stato di cose; sono note le scene di orrore che si succedevano per ogni via di Napoli per opera di uomini inferociti e di soldatesche indisciplinate: si può dire che il Mezzogiorno d'Italia sia divenuto allora un focolare di patriot­tismo, su cui gare continue di sacrifizio rivelarono tesori di virtù, giacché da esso si levò la prima voce di rivendicazione delle libertà conculcate.
La terra salernitana, fucina ove arsero ognora anime di liberali, che incessantemente cospirarono contro tiranniche dominazioni, partecipò larga­mente alla-bufera di quelle giornate di ansie e di trepidazioni, battezzando col sangue generoso dei suoi figli l'albero della libertà.
La storia ha già consacrato all'immortalità accanto al Pagano, al Cirillo, al Caracciolo, a Luisa Sanfelice, ad Eleonora Pimentei alcuni nomi di anime elette di quella contrada, che, alla caduta della repubblica, sconta­rono sulla forca i loro palpiti di patriottismo, come Gian Francesco Conforti di Calvanico, uomo d'integra vita, teologo di Corte, censore e professore di storia e di diritto canonico; come il generale Francesco Federici di Ce tara, che piantò l'albero della libertà sormontato dal berretto frigio. Ma anche di altri nomini occorrerebbe rivelare virtù e sacrifizi ignorati.])
Fu, difatti, salernitano Giuseppe Abamonte, di Caggiano, di nobile e ricca famiglia, che, gettato dapprima nella fossa del coccodrillo in Castclnuovo, fu poi condannato alla pena di morte e miracolosamente salvato; ma se potè aver salva la vita, non fu lasciato libero, giacché fu costretto a penare nei formisi di Castellammare di Sicilia e poi a S. Caterina della Favignana.
Fu salernitano Vincenzo Lupo, della stessa Caggiano, dotto avvocato e Presidente della Gran corte criminale, alto della persona, dal volto bello e maestoso. Avvenuta la restaurazione, fu arrestato e, legato in mezzo a
1) Non mancano memorie vergate con vivi colori e tramandatoci da eploro ohe ecam-LO da quelle giornate di sangue e he vennero esiliati dal governo borbonico.