Rassegna storica del Risorgimento

SALERNO
anno <1956>   pagina <317>
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Martiri ed eroi salernitani agli albori, ecc. 317
anch'egli in piazza del Mercato, il 24 ottobre 1799, morendo da vero penitente, confortandosi da se stesso, e spesso ripetendo i nomi di Gesù e Maria. Salì 21 patibolo sotto una pioggia dirottissima. Triste e tragico spet­tacolo, che il popolo attribuì alla mano di Dio, adirato per tanta ingiustizia !
In provincia vi furono Gherardo e G. B. Mazziotti, nomini di salda fede repubblicana; Ettore Netti e l'avvocato Francesco Notaroberto, sognatori esaltati di libertà a Padula, che tutto ardono per far proseliti, ma sono assa­liti ed uccisi mentre predicano in piazza. A Montesano è reciso il capo a Michele Guida, ardente democratizzatore; sono repubblicani i fratelli Tortora a Pagani, il generale Giuseppe Schipani, *) duca di Diano, che marciò contro Gherardo Ciucio soprannominato Sciarpa', Luigi Ferraioli, anfA generosa, che preferì le catene agli onori di re straniero, trovando conforto in Dio e nella pace della sua coscienza.
Se la repressione fu feroce e se il patibolo e il carcere consacrarono alla storia questi uomini che avevano mantenuta accesa la fiaccola del patriot­tismo, i loro ultimi aneliti però, come il guanto lanciato dal biondo Corradino dal palco di morte, furono raccolti da altre anime ardenti, che attesero fidu­ciose l'ora di far sentire il loro grido di riscossa. H fuoco di quei martiri, che andarono incontro ai maggiori rischi con fronte serena, rimase vivo sotto la cenere, che le restaurazioni tiranniche e vendicative non resistono a lungo contro le giuste rivendicazioni. Raramente un tentativo fallito ebbe, al pari di qnello, maggiore efficacia sullo spirito della nazione: tutto l'estrema nobiltà dell'esperimento, i generosi sacrifizi umani, la purezza dell'agire, l'inganno che riuscì a disarmare la mano dei repubblicani, l'iniquità della condanna tutto contribuì a circondare la breve drammatica vita e la fine miseranda della repubblica di un'aureola eterna.
La repubblica napoletana ha grandezza di antica epopea: essa ebbe, come supremi ideali, la libertà e la più rigida morale. Alcuni pensarono che per questi ideali ed anche perchè il popolo non era preparato, essa cadde-. Ma il popolo ò sempre preparato alle grandi rivendicazioni: può, delle volte, dapprima eccedere e perdere la giusta misura, ma la libertà stessa presto diviene scuola. Non per questo dunque cadde la repubblica ma per una serie di errori inevitabili, imposti dalle condizioni tra le quali nacque e visse tra cui l'eccessiva fiducia nello straniero.
GENNARO DE CRESCENZO
') Nacque verso il 1738. Fu ufficialo del Reggimento Calabria. Mostrò grande coraggio ncll'occapazioncdel castello dell'Ovo prima ohe scendessero le schiere repubblicane dal castello di Sant'Elmo. I Francesi, appena entrati in citta, ne saccheggiarono la casa. Quando fa ordinato l'esercito, fu nominato aiutante generale e parti per Salerno e le Calabrie insieme a molti alnnni dell'Accademia militare, sottomettendo Lauro che si ora ribellato o combat­tendo a Roccadaspide ed a Sicignauo. Si ovvio poi incontro alle orde del Ruffo ed assalì Castellacela, indi il ponte dì Campcstrino. Partiti i Francesi, fa mandato contro Sciarpa con 1500 soldati, vincendo a Scafati, Lo Sciarpa, liberatosi dallo Schipani, saccheggiò Tito, sal­vata poi dai patrioti dei vicini paesi. Intanto da Napoli era partito anche il Manthonò, mini­stro della guerra a capo di altri patrioti; per via cedette il comando allo Schipani che fu assalito dai ribelli di Somma e poi da Nicola Gualtieri (soprannominato pano di grana) lungo il Vesuvio, a Resina ed a Portici. Alcuni dicono che lo Schipani fosse stato condotto prigio­niero ad Agnonc e chiuso per quaranta giorni in quella torre, indi trasportato ad Ischia; altri scrivono che fu arrestato a Somma e condotto a Prooida dove mori, ed altri infine tra mandano che, assalito e vinto sul Sarno, fu fatto prigioniero in un fortilizio presso Portici.