Rassegna storica del Risorgimento
PERSIGNY, JEAN GILBERT VICTOR FIALIN DE ; ROMA ; CORLEO SIMONE
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1956
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319
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Una polemica u Roma capitale. 319
mente, i Romani accetteranno senza rincrescimento la decisione dell'Europa cattolica (p. 25-26).
Il Pcrsigny insisteva sul concetto di interessi superiori che non consentivano che la sede del governo spirituale appartenesse esclusivamente ad uno Stato particolare, e pertanto egli pensava che la sua soluzione sarebbe stata tale da riconciliare il papato col nuovo reame, e il nodo gordiano della questione romana finalmente sciolto con grande vantaggio delle due parti in lotta.
La soluzione proposta dal Persigny suscitò una grande eco, destò enorme interesse. La Civiltà Cattolica non mancò di commentare l'opuscolo, punto però soddisfatto del progetto del Persigny, ravvisando nel concetto dell'eminente uomo quello indicato nel Parlamento italiano dal gen. C. Durando, quando egli ebbe ad accennare che Roma, anche rimanendo sotto l'alta sovranità del Pontefice, avrebbe potuto essere città italiana. La rivista richiamò anche il precedente disegno tracciato nel celebre scritto: Le Pape et le Congrès.1)
D'altra parte la soluzione del Persigny, è risaputo, incontrò il favore di Massimo d'Azeglio, il quale in Questioni urgenti (marzo 1861) non aveva esitato a deprecare l'idea di Roma capitale d'Italia, sostenendo la sovranità nominale del Pontefice su Roma con tutte le garenzie di indipendenza spirituale, partecipazione dei Romani, quanto più par si possa, al giure italico, governo municipale e capitale politica altrove. Il d'Azeglio riteneva la soluzione del 1864, e cioè il passaggio della capitale da Torino a Firenze e la Convenzione di settembre, come definitiva. E pertanto, non appena conosciuto l'opuscolo del Persigny, egli vide nella tesi dell'amico dell'imperatore la soluzione definitiva, e considerò la questione romana avviata oramai per la giusta via.2)
In Francia l'opinione del Persigny fu combattuta dal Veuillot, avversario della rivoluzione italiana e grande sostenitore del potere temporale. In proposito occorre venga ricordato che il Veuillot, benché cattolico (egli scrisse molto sulla questione romana), era tuttavia contro l'impero. 3)
In Sicilia lo scritto del Persigny fu subito conosciuto, i giornali di Palermo il 26 maggio già lo pubblicavano. Esso richiamò l'attenzione del filosofo ed uomo politico siciliano Simone Corleo, ordinario di filosofia morale nell'Ateneo di Palermo e già deputato al Parlamento italiano pel collegio di Calatanmi. Il Corleo, è bene ricordarlo, era stato di quei deputati che il 27 marzo 1861 avevano votato Roma capitale d'Italia; 4) egli adesso dalla pubblicazione del Persigny traeva l'occasione per insistere nel suo precedente atteggiamento. Pubblicò pertanto nello stesso maggio 1865 a Palermo un opuscolo dal titolo: Lettera del Prof. Ex-deputato Corleo alVex Ministro Duca di Persigny senatore di Francia, Tip. del Giornale di Sicilia. Scritto di poche
1) Vedi: Civiltà Cattolica, 1865, p. 741 e Ha.: Coso straniera. Posterionuftutc Mons, Nardi pubblicò l'opuscolo: Latterà a S. E, il tignar Troplong... in risposta a quella del Duca di Persigny, Malta, tip. di Giulio Acquari (recensito io Civiltà Cattolica, 1865, voi. Ili della serie sosta, p. 201 e sa,).
2) Vedi: AL n'AZEOUO, L'Italie de 1847 à 1865. Correspondonee politique, Paris, 1867, p. 316. Ecco le parole testuali dello statista piemontese: La solution definitive Carni de l'Em* pereur l'crUrevoit, et s*tl ore est ainsù, nous voici sur la grande nule.
3) Vedi TAVEHNXEB, L. Veuillot. L'homme, le lutteur, Vècrivain, Paris, 1913.
4) Vedi E. Hi CARLO, Simone Corleo (L'uomo e il filosofo), Palermo, 1924. Sul Corleo v. anche: F. ORISTANO, Discorso commemorativo di Sì Corleo pronunciato il 5 giugno 1910 in Salemi... (in OBESTANO, Gravia Levia. Discorsi e scritti vari, voi, I, Roma, 1914, p. 219 e ss.).