Rassegna storica del Risorgimento
PERSIGNY, JEAN GILBERT VICTOR FIALIN DE ; ROMA ; CORLEO SIMONE
anno
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1956
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pagina
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321
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Una polemica su Roma capitale 321
Contrario decisamente al potere temporale del Papa per la maggior purezza dello spirituale e perchè convinto che questo costituisse un gran male pel papato, il Corleo, tuttavia, si preoccupava perchè alla Santa Sede senza meno "venisse assicurata la piena indipendenza spirituale nell'interesse della religione. La necessità di una sistemazione politica atta a questo scopo si presentava chiara e nitida alla mente del Corleo, precorrendo la legge delle guarentigie. H Corleo, per quanto di parte liberale, era cattolico e quindi non poteva non desiderare, non esigere, che l'esercizio del potere spirituale della Santa Sede non fosse rispettato e tutelato, senza però ostare alle aspirazioni italiane o tanto meno contrariarle. Queste erano per lui sacre. L'Italia non poteva rimanere acefala, la libertà del popolo romano non poteva, né doveva restare sacrificata. E pertanto il Corleo esigeva che la questione del potere temporale fosse lasciata risolvere tra l'Italia e il Papato. Nessuno egli scriveva più di noi può amare il Papato, ch'è gloria ed interesse morale e materiale d'Italia (p. 20). I più. interessati nella questione erano secondo il Corleo gli Italiani, ed essi erano più di ogni altro popolo chiamati a risolvere il grave problema.
La lettera del Corleo non mancò di venire notata e commentata. Tra gli altri accennò ad essa in una sua lettera al Corleo del 13 giugno 1865 il filosofo piemontese Giuseppe Allievo, al quale il Corleo aveva spedito il suo scritto in omaggio. L'Allievo nella sua lettera dichiarava al Corleo non potere convenire con lui in molti punti, e segnatamente riguardo alla Convenzione del 15 settembre. Perchè, secondo l'Allievo, la Convenzione quale sta nell'intendimento dei due Governi che la firmarono era la negazione dell'unità politica d'Italia con Roma capitale. L'Allievo scriveva esplicitamente essere senza meno questo il suo giudizio, aggiungendo: io sono così profondamente convinto di questo, che per persuadermi del contrario dovrebbe provarmi che due e due fanno cinque. Se gl'Italiani non ai adoprano a stornare le spontanee naturali conseguenze della Convenzione, e quindi a mandar a vuoto l'intendimento con cui i due Governi l'hanno stipulata, l'unità di Italia abortisce prima ancora di nascere.1)
Ma il Governo italiano non aveva stipulato la Convenzione come definitiva soluzione della questione romana, con questo intendimento, e per porre la parola fine a questa. Si trattava solo di accantonarla per qualche tempo, di differirla, fino a che fosse arrivato il momento propizio, col mutarsi delle condizioni politiche, per rimetterla sul tappeto della discussione o addirittura per venire all'azione.
Il Corleo con più acuta intelligenza politica aveva ben capito questo Per lui quindi la Convenzione non rappresentava un ostacolo, ma piuttosto solo una tappa verso quella soluzione, che alcuni anni dopo con la presa di Roma doveva effettuarsi.
EUGENIO DI CARLO
1) Vedi E. Di CABLO, Simone Corico..., op. oU., p. 87.