Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; CLERO ; MANTOVA ; MOTI 1848
anno <1956>   pagina <330>
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Emilio Fano
dalla eroica battaglia di Montanara e Cintatone e dai brillanti risultati di Goito e di Govcrnolo.
In questa prima fonte ideale va ricercata rodigine del moto cospiratorie mantovano, nel quale rifulse l'opera del capo spirituale della congiura don Enrico Tazzolì.
L'Austria, consapevole di questo particolare stato d'animo del olerò, non mancò di sollecitare i più energici interventi dei suoi organi periferici, specie in quelle provincic, come Mantova, nella quale numerosi sacerdoti avevano dato manifesta adesione al movimento nazionale. E significativa al riguardo la circolare del maresciallo Radetzky al clero, della quale il mantovano Grassi nel suo interessante Diario dell'epoca, riuscì a tramandare il conte­nuto, anche se non in una perfetta traduzione dal testo tedesco.
La circolare ammoniva gli ordinari diocesani a sorvegliare con la mas­sima ed assidua accortezza il clero dipendente.
Secondo il nostro diarista Grassi, la circolare sarebbe stata inviata nel-l'ottobre del 1850: nel mese successivo ebbe luogo la prima riunione del Comi­tato rivoluzionario mantovano, manifestamente d'ispirazione mazziniana, e fra i soci istitutori, oltre a don Enrico Tazzoli, figurava anche un altro emi­nente sacerdote mantovano, il prof. Giuseppe Pezzarossa.
Tra le prime adesioni al Comitato va ricordata quella di don Giovanni Grioli, il futuro Martire di Belfiore.
La scoperta della congiura nel gennaio del 1852 provocò l'arresto del primo sacerdote mantovano, don Ferdinando Bosio, le cui rivelazioni deter­minarono l'arresto successivo di don Enrico Tazzoli e le note drammatiche vicende dello storico processo.
Nel corso della istruttoria altre responsabilità affiorarono e nelle car­ceri della Mainolda e di S. Giorgio, sacerdoti dì città e provincia subirono periodi vari di detenzione, mentre i più compromessi salirono il patibolo o furono relegati nelle fortezze dell'Impero.
Questa partecipazione attiva del clero mantovano al movimento naziona­le destò le preoccupazioni del maresciallo Radctsky, il quale chiamò i coman­danti dipendenti a ricercare le cause di questa partecipazione del clero lom­bardo ai moti cospiratori, mentre quello veneto si dimostrava nella quasi generalità ossequiente alle autorità costituite.
Nacquero così le due memorie di don Enrico Tazzoli sulle cause della congiura in risposta ai quesiti formulatigli dall'allora governatore della for­tezza von Culoz: perchè i preti lombardi a differenza dei veneti si erano immi­schiati nelle faccende politiche e quali erano i titoli di lagnanza del popolo contro il governo, ed ancora perchè tanti preti si erano indotti a mettersi alla testa della congiura del 1850.
Queste memorie, rimaste inedite per molto tempo, furono pubblicate in Mantova dal Luzio solo nel 1886, nel periodo più acceso della polemica Castellazzo.
Aveva divisato di pubblicarle per averne posseduto il testo integrale, il patriota mantovano conte Carlo Arrivabene, esule in Inghilterra, il quale aveva anche trovato l'appoggio e il consenso di Mazzini per la pubblicazione sulla stampa inglese.
La dichiarazione che precede le memorie e qualche brano, furono inseriti successivamente dal Canti nella vita di Enrico Tazzoli.