Rassegna storica del Risorgimento
1850 ; CLERO ; MANTOVA ; MOTI 1848
anno
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1956
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pagina
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331
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La partecipazione dal clero mantovano ai moti, ecc. 331
Queste memori nel loro testo integrale meritano una ristampa, anche perche è interessante la conoscenza completa per rilevare sotto un altro aspetto le ragioni che determinarono la partecipazione del clero lombardo, e in ispecie del Mantovano, al movimento nazionale.
U più. recente biografo del Capo spirituale della congiura, l'Urangia Taz-zoli, nel suo diligente studio ha fatto un richiamo a queste memorie nei limiti nella disamina della cospicua personalità di don Enrico Tazzoli. Ritengo da parte mia, quale fine di questa comunicazione, puntualizzare alcuni aspetti più salienti delle stesse per i riflessi che si possono ritrarre nell'evolversi della politica ecclesiastica dell'Austria, dapprima, di quella vaticana, poi, ed ancora più innanzi nel dissidio tra la Chiesa e il nuovo Stato italiano.
Queste memorie investono il problema religioso del Risorgimento nei princìpi di libertà, autorità e nazionalità.
Le memorie racchiudono una accesa e circostanziata requisitoria contro i metodi di governo dell'Austria in Lombardia con espresso riferimento a casi particolari del Mantovano; ma nel quesito più spiccatamente interessante giustifica il Martire l'adesione del clero lombardo alla cospirazione per il carattere che profondamente lo distingueva da quello veneto, per il diverso indirizzo di insegnamento che lo accompagnò nella sua formazione spirituale, per un più. aperto accostamento alle esigenze sociali del popolo.
Il carattere lombardo è assai diverso da quello del veneto cosi si esprime il Martire e tale diversità innegabile negli ordini laicali è anche più evidente, causa od effetto che ne sia, tra i due cleri. H clero veneto (parlo sempre del generale, non disconoscendo notevolissime eccezioni) molto studioso, ma non troppo profondo nei suoi pensamenti, pone quasi tutta la sua coltura nelle scienze sacre; e in queste medesime non fa se non tesoro di testimonianze ed autorità di dottori; soppracarica la memoria delle asserzioni dei teologi e addentra ben poco nella ragione scientifica della religiosa verità: jural in verbo magistri. Questa maniera di studi lo fa più incline a venerare qualunque siasi autorità che non a discuterne i fondamenti o a esaminarne le disposizioni e gli atti; perchè tutte le autorità religiose, morali, politiche hanno questo di comune di imporsi agli spiriti. La cosa è ben diversa nel Lombardo. Non ha dubbio che qui pure il principio di autorità è mantenuto, perchè senz'osso non esisterebbero religione di sorta; non è l'unico a informare le menti del clero, il quale pretende di fare un po' più caso, che non facciano i veneti, dell'insegnamento di S. Paolo che vuole razionale il nostro ossequio.
Il principio di autorità nell'ambito del quesito proposto portò il Tazzoli altresì a considerare come nei rapporti dei popoli coi principi si sia stranamente abusato di due grandi massime scritturali per indurre a servilità:
OMMS POTESTAS A DEO EST - POTESTATI KESISTIT BEI ORDINATIONI RESISTIT.
Se noi per podestà aggiunge il Martire intendiamo la forza anche abusata allora diremo che eziandio la prepotenza dell'aggressore assassino è da Dio, e ci ridurremo a quella passiva rassegnazione che una setta troppo famosa ha voluto far credere cattolica: la rassegnazione, nobilissima virtù cristiana, esige, anziché escludere, quelle industrie e quella attiva resistenza che valgano a repellere la violenza nelle vie della giustizia: il buon cristiano deve credersi ministro della provvidenza divina le cui vie gli sono misteriosamente recondite; e secondo questo principio si fa coscienza di non lasciare