Rassegna storica del Risorgimento
VERONA ; COMPAGNIA DI GES? ; MONTANARI CARLO ; GIOBERTI VINCENZ
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334 Raffaele Fasanarì
erano rimasti fino al 1773, fino cioè all'anno della loro Bop prensione. Nel 1774 la città provvedeva all'acquisto di tutti i beni della soppressa Compagnia, comprendenti tra l'altro il Collegio e la Chiesa di S. Sebastiano. Di particolare importanza Tatto notarile d'acquisto conteneva una clausola per cui i locali del Collegio avrebbero dovuto servire esclusivamente ad UBO delle scuole comunali con esplicita proibizione a che in alcun tempo e a nessun tìtolo venissero cedute a qualsiasi corporazione religiosa. Nel 1830 i Gesuiti, ricostituiti e già ritornati potenti, cominciarono risolutamente la loro azione per riprendere il convento e le scuole di S. Sebastiano. Tale azione penetrativa in Verona, protrattasi dal 1830 al 1837, venne efficacemente ostacolata dal podestà conte G. B. da Persico, per il quale Vincenzo Gioberti scrisse parole di viva anunirazionc. Nel 1837 però i Gesuiti, grazie alle larghissime sovvenzioni del veronese don Pietro Albertini, riuscivano a stabilirsi nella città occupando la chiesa di S. Antonio ai Riformati, con relative case, chiostro e orti. Stabiliti in città, fu più facile ottenere la concessione delle scuole comunali di S. Sebastiano, le quali, assegnate giuridicamente nel settembre 1838, furono effettivamente occupate nel 1842, dopo essere state rimesse in piena efficienza con larghissimi sussidi del Comune, del locale vescovo austriaco Grasser, del predetto don Albertini e della stessa imperatrice d'Austria Maria Anna.
Con tutto questo l'avversione ai Gesuiti fu sempre apertissima a Verona da parte degli elementi liberali antiaustriaci. Basti tra l'altro ricordare che nel 1846 il conte Emily ebbe il coraggio di leggere pubblicamente un elogio al defunto conte Da Persico, in cui questi era esaltato come il più animoso campione della lotta contro la cessione delle scuole comunali ai Gesuiti. La donazione dell'Albertini ai Gesuiti ispirò anche una bellissima poesia satirica a Cesare Betteloni, che mantiene tuttora la sua freschezza alla distanza di oltre un secolo.
A tutte queste notizie sui Gesuiti di Verona, note soprattutto attraverso gli studi del Biadego e del Polver, si viene ora ad aggiungere la documentazione inedita della lettera di Carlo Montanari a Enrico Tazzoli, la quale assume una singolare importanza non tanto in quanto testimonia una volta ancora la schietta amicizia fra due delle più belle figure dei Martiri di Belfiore, ma soprattutto per l'oggettività con la quale il problema trattato viene studiato specialmente in taluni aspetti organizzativi finora trascurati dagli storici locali.
Da un esame anche superficiale della lettera appare subito evidente che il Montanari rispondeva a precisi quesiti, esplicitamente posti dal Gioberti; egli infatti distribuisce i risultati della sua inchiesta in quattro parti contrassegnate da altrettanti numeri romani. I quattro punti si possono ridurre nei seguenti termini minimi:
I Influenza dei Gesuiti in Verona; Il - Proselitismo; m - Organizzazione del Collegio; IV Eredità e legati a favore della Compagnia, con relativa valutazione dei beni, e contegno dei B. H. P. P. nei confronti dei possidenti confinanti con loro.
Secondo il Montanari, l'influenza dei Gesuiti nella città di Verona non era sensibilmente aumentata dall'epoca del loro anivo, fatta eccezione naturalmente per quei pochi ma ricchi e fanatici nobili che avevano influito sulla loro venuta. In genere i Gesuiti non cercavano soverchiamente d'interes-