Rassegna storica del Risorgimento

VERONA ; COMPAGNIA DI GES? ; MONTANARI CARLO ; GIOBERTI VINCENZ
anno <1956>   pagina <336>
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336 Raffaele Fasanarl
si diceva si facevano cristiani e o pei sfuggirò i creditori, o per essere in seguito e senza fatica mantenuti.
Quali considerazioni si possono fare su questa lettera del Montanari rela­tiva ai Gesuiti veronesi ? Prima di tutto essa presenta a nostro avviso un certo interesse in quanto illumina un aspetto prima ignoto della vita del Gioberti e del Tazzoli, oltre che del Montanari. Il fatto che Gioberti si rivolgesse a Tazzoli per raccogliere notizie sui Gesuiti ci dimostra che il sacerdote mantovano era certamente contrario alla Compagnia di Gesù... Soffermandosi poi particolarmente sul Montanari è indubbio che a lui non si sarebbero rivolti né il Gioberti né il Tazzoli se egli avesse nutrito qualche tenerezza verso i R. R. P. P. posti sotto inchiesta. Ciò non toglie tut­tavia che il Montanari si sia lasciato trasportare da impulsi passionali o da giudizi avventati, che erano anzi ben lontani dalla sua indole riflessiva. Sulla oggettività della piccola inchiesta locale ci illumina il significativo pream­bolo ai quattro punti esposti. In merito il Montanari cosi scrive all'amico: Ho ritardato pure di scriverti dei nostri rugiadosi padri per bene appurare alcuni fatti: poco ho da dirti perchè al solo comprovato voglio attenermi. Concetto ribadito anche nelle ultime parole della lettera dove conclude testualmente: Ciò è quanto d'avverato posso indicarti. Per parte nostra siamo perfettamente convinti della pura oggettività del Montanari, ma siamo anche perfettamente convinti che per i padri Gesuiti egli non nutriva certamente sentimenti di simpatia, anche se ciò venga suffragato solo da alcune significative sfumature, più che dai dati tecnici dell'inchiesta. .
Volendo ora sottoporre il documento ad una valutazione rigidamente critica, può sembrare piuttosto azzardato il giudizio negativo sopra l'in­fluenza dei Gesuiti in una città di fama piuttosto austriacante come era allora Verona. Il Montanari infatti sostiene recisamente che l'influenza dei Gesuiti in Verona non era affatto aumentata dall'epoca della loro venuta. Non sembra forse troppo azzardato un tale giudizio ? Se noi consideriamo che dal 1820 al 1829 il Generale della Compagnia era stato proprio un veronese; che dopo otto anni di contrasti (dal 1830 al 1838) i Gesuiti erano riusciti a impadronirsi delle scuole pubbliche veronesi; che dopo neanche dieci anni di permanenza nella città disponevano di due vasti edifìci in pieno sviluppo; che si accingevano a organizzare il Collegio; che avevano inoltre ottenuto una notevole quantità di beni mobili e immobili da privati cittadini, dalla Con­gregazione municipale, dal duca di Modena e perfino dall'imperatrice d'Au­stria; se noi consideriamo questi enormi progressi organizzativi e penetrativi nel breve giro di una decina di anni, abbiamo motivo di sentirei perplessi di fronte all'opinione del Montanari che giudicava statica l'influenza gesuitica nella città di Verona. Tale giudizio sembrerebbe ancor più discutibile se fosse possibile arrestare l'indagine a tutto il 1847, a un anno prima della rivoluzione quarantottesca; ma il Montanari non ci appare più in contraddizione se noi lo giudichiamo alla luce degli, eventi quarantotteschi Cng dimostrarono ad evidenza la verità della sua esplicita affermazione negativa. Nel marzo 1848 infatti, quattordici mesi dopo la data di quella lettera, il contegno dei Gesuiti dimostrava ad evidenza che i rugiadosi padri non avevano affatto aumen­tata la loro influenza nella città scaligera che pure era ima roccaforte del­l'Austria nella nostra penisola. La sera del 18 marzo 1848 i padri Gesuiti, ai primi sintomi dell'eccitazione popolare, coincisa con l*arrivo da Milano del