Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <347>
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Libri e periodici 347
Caldi, é il suo ribadire i temi antirisorgimentali delle differenze naturali tra le diverse regioni d'Italia e della incapacita dei loro abitanti a ricevere libertà e prò* grosso civile, sono motivi che assai chiaramente rivelano l'assoluta mancanza di una volontà di rinnovamento politico negli esponenti di un movimento riformistico di ispirazione monarchica, incapaci di comprendere la nuova realtà offerta dal triennio rivoluzionario.
Minore, ma non per questo meno interessante, era la differenza nella posi zione ideologica che separava gli antichi fautori del riformismo settecentesco, legato allo schema di una vaga libertà civile, dagli esponenti, delle correnti unitarie e democratiche appartenenti alle fila del giacobinismo italiano. Alla tesi del Morandi, che aveva fatto del giacobinismo cisalpino (/dee e formazioni politiche in Lombardia, Torino, 1927) il prodotto dell'evoluzione fatale della scuola liberale lombarda, delusa nelle proprie aspettative dal dispotismo illu­minalo, il Yaccarino obietta sia la novità nella composizione della classe politica rivoluzionaria, rispetto al vecchio gruppo liberale lombardo, sia il suo rapido differenziarsi da questo sul terreno dell'azione politica. Le esigenze particolaristiche che epici gruppo, in difesa dei propri interessi di casta, continuava a manifestare facevano stridente contrasto con la soluzione unitaria e democratica postulata dal più. avanzato gruppo giacobino, anche in opposizione con la politica italiana del Direttorio di Parigi, politica che, invece,, -veniva accettata spesso passivamente dalle formazioni più moderate, i cui esponenti si poterono persino fare accesi fautori della costituzione del Trouvé, per certi aspetti illiberale e reazionaria.
Ma questa antitesi tra i due raggruppamenti politici operanti nella Cisalpina non è vista dal Yaccarino su scala esclusivamente locale. Che, anzi, egli mette in tutta evidenza i punti di contatto che l'uno e l'altro di questi gruppi avevano con le diverse correnti di pensiero e le varie formazioni politiche francesi, seguendo così quella traccia che i recenti studi sul Buonarroti hanno aperto all'indagine della storiografia italiana (G. TALAMO, Studi buonarrotiani, in Rassegna storica del Risorgimento, anno XLII, fase. IV, ottobre-dicembre 1955). Il quadro che ci appare è, quindi, interessantissimo. Alla corrente governativa della Cisalpina, che accetta la riforma costituzionale del Trouvé e collabora col comando dell'/f rmée d'Italie e con i commissari inviati da Parigi, fa riscontro in Francia il gruppo che detiene il potere e ha fatto il 18 fruttidoro, il 12 pluvioso e il 22 floreale, modificando in senso conservatore hi situazione politica codificata dalla costituzione dell'anno IIL All'elemento rivoluzionario ed unitario del giacobinismo italiano, invece, si colle* gano i vinti dei colpi di stato del Direttorio, i babuvisti ed i vecchi estremisti repubblicani, ormai braccati dal governo di Parigi, in una visione d'insieme, che accomuna su scala europea coloro che desideravano perpetuare la rivoluzione contro il volere di chi voleva arrestarla in Italia come in Francia. Già il Godcchot (Le babouvisme et Punite i tuli enne, in Revue des études UaHennes, 1938) aveva messo in luce le origini di questi contatti tra rivoluzionari italiani ed estremisti francesi ed insieme la dura avversione del Direttorio per l'unità della penisola, avversione motivata, oltre che dai tradizionali criteri geopolitici, anche dal fatto che tale unità era patrocinata dall'opposizione estremista a Parigi. Il Yaccarino, però, si spinge oltre tale posizione, mostrando il terreno comune di azione dei patrioti anorchistes italiani e dei rivoluzionari exagérés francesi, terreno che egli giustamente identifica nella difesa delle libertà politiche e nell'opposizione a quel Direttorio nato dal fruttidoro che aveva fforealizzato i giacobini in Francia e spogliato l'Italia, considerata solo come terra di conquista. L'idea uni­taria è, quindi, lievito di resistenza al realismo politico del Direttorio da parte degli anarchiatea italiani, assecondati in questo dall'ala pio. avanzata dei rivo* luzionari francesi, che vedeva favorevolmente la possibilità di révolutionner l'Italie in armonia a tutta l'antica tradizione giacobina rinnegata dal Direttorio.