Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <348>
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Libri e periodici
Ma qualche differenza, e non di scarsu importanza, sussisteva tra anarchistes ed exagérés, ci avverte il Vaccarino: l'atteggiamento in materia costituzionale dei primi era ben diverso da (niello dei secondi. Oli anarchistes volevano il rispetto e la difesa della costituzione dell'anno IH* sia pure adeguandola alle necessità della penisola italiana, mentre gli exagérés contro tale costituzione si erano levati, invocando quella rivoluzionaria del 1793. E tale contrapposizione non è soltanto indice di una differente valutazione del problema giuridico-costituzionule italiano rispetto a quello francese, ma è, altresì, il riflesso di tutto un diverso modo di pensare la realtà politica e sociale da parte di questi rivoluzionari. L'intangibilità del diritto di proprietà, la concezione meramente giuridica del-l'eguaglianza dei diritti, l'aspirazione alla perequazione delle ricchezze da raggiun­gersi gradualisticamente più con la persuasione e con Io spirito solidaristico che con l'espropriazione rivoluzionaria, tipiche espressioni del pensiero degli unitari italiani, mostrano quanto profonda fosse la divergenza della loro valutazione del problema sociale da quella che avevano gli eredi di Babeuf in Francia. Che, infatti, come bene dice il Vaccarino, l'ideologia sociale non qualifica storicamente la rivo­luzione italiana e non permette di fare accostamenti con ciò che pensava l'ala sinistra del giacobinismo francese. Comuni a questa i democratici italiani avevano forti ragioni politiche e sentimentali, e simili avranno le delusioni, gli uni per i fatti del 18 brumaio, gli altri per il tramonto delle speranze di indipendenza e di unità politica. Diversi, però, i moventi dell'azione degli esagérés e degli anarchistes , tendenti questi a dare realizzazione concreta a tali speranze, quelli, invece, a mutare in Benso egualitario e socialistico la realtà conservatrice e bor­ghese seguita all'avvento del Direttorio. E malgrado hi comune opposizione ai rappresentanti della politica direttoriale in Francia ed in Italia, la priorità del problema dell'unità italiana rispetto a quello sociale costituiva la caratteristica, prima del pensiero politico dei rivoluzionari italiani, priorità che riceve la sua più. forte manifestazione nella seconda metà dei '98, quando le tristi vicende cisalpine e la necessità di tutelare la costituzione data da Bonaparte a quella repubblica e adesso minacciata dal realismo del Direttorio - porta gli unitari italiani a rompere con la Francia ufficiale, come già avevano fatto gli estremisti francesi.
Giustamente il Vaccarino distingue, in polemico con la storiografia nazionalista, il significalo dell'atteggiamento degli unitari anarchistes da quello dell'insorgenza antifrancese caratterizzata dai moti popolari della fine del Settecento. I pruni volevano con l'unità della penisola la creazione di uno Stato moderno, mentre i secondi, malgrado la diversa valutazione fatta dal Nuzzo (La difesa della libertà italiana contro la rivoluzione francese, 1791-1796, Salerno, 1948), dal Lumbroso (La reazione popolare contro i francesi alla fine del Settecento, Firenze, 1932) e dal Prato (L'evoluzione agricola alla fine del secolo XVIII e le causo economiche dei moli del 1792-98 in Piemonte, in Memorie Accad. Scienze, Torino, 1909) si muovevano nell'ambito della tradizione locale opportunamente rinfocolata dalle forze controrivoluzionarie. E, nella riaffermazione di questa distinzione e di questa contrapposizione, emergono assai chiare le origini repubblicane del Risorgimento, inteso come moto di radicale rinnovamento dello Stato, oltre die come esigenza unitaria: perchè, conclude il Vaccarino, crono repubblicane le forze che si erano opposte alla restaurazione dei principi e dell'antico regime ed erano insorte contro il mercato dei popoli e la politica troppo realista del Direttorio di Parigi.
Con gli occhi fissi su questa, invece, Carlo Zughi ci ha ricostruito il quadro del problema italiano nella diplomazia europea dopo Campoformio. Storia della politica estera, quindi, quella di Carlo Zughi, ma non per questo limitata allo sole vicende diplomatiche o al soli carteggi tra i governi. Che in questo lavoro confluiscono 1 risultati, di una approfondita conoscenza della storio del triennio rivoluzionario, formatasi durante numerosi anni di studi e di ricerche particolari,