Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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349
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Libri e periodici
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die hanno portato l'autore ad analizzare in quasi tutti i suoi aspetti la storia del nostro giacobinismo e la posizione reciproca di Bonaparte e del Direttorio riguardo al problema politico italiano. Forte di onesta ricca esperienza storiografico, lo Zaghi ha saputo facilmente superare i limiti troppo angusti del puro e semplice quadro diplomatico, inserendo così la narrazione delle vicende della politica estera del Direttorio nella più, larga prospettiva offerta dalla storia della rivo* limone italiana. Per quanto affermi di voler prescindere da ogni indagine di carattere ideologico, economico e sociale sulla Francia e sulle repubbliche italiane, pure questi elementi sono assai chiaramente presenti all'autore nella stesura dell'opera, rome ci attesta, ad esempio, la profonda analisi del pensiero politico del Melzi in merito alla creazione di una più grande repubblica nell'Italia settentrionale, capace di diventare il pilastro della futura unità della penisola, o la descrizione della delusione degli uomini del Direttorio dopo il trattato di Campo formio. Delusione che non è dettata soltanto da una valutazione pessimistica dei risultati conseguiti dalla Francia in sede di trattative diplomatiche, ma anche dal doloroso sacrificio di Venezia, che trasformava il governo di Parigi in mercante di popoli da liberatore quale era apparso e quale desiderava logicamente continuare ad apparire.
Ma, soprattutto, nell'opera dello Zaghi si fa luce una nuova e persuasiva valutazione del conflitto tra il governo di Parigi e Napoleone Bonaparte di fronte alla questione italiana, conflitto che non è più soltanto l'urto tra una personalità ambiziosa e desiderosa di assumere una parte di primo piano sulla scena europea e un gruppo di uomini disperatamente attaccati al potere, ma è la spietata contrapposizione tra due concezioni politiche antitetiche, contrapposizione che persisterà anche dopo l'allontanamento dal comando dell'-4rmée tTItalie del suo generale, perdurando malgrado il mutamento degli uomini, perchè originata da due diverse rouniere di concepire la guerra e la rivoluzione europea.
All'impostazione della guerra come mezzo di conquista e come strumento per conseguire gli obiettivi tradizionali della politica estera francese, si oppone quella della crociata rivoluzionaria, dell'espansione giacobina in Italia ed in Europa, intrecciandosi e scavalcandosi tra loro a seconda delle circostanze particolari e dell'evoluzione dei fatti, talvolta più rapidi della stessa volontà dei protagonisti. Questi non sono soltanto gli nomini del Direttorio ed i generali delle armate operanti al fronte* sono anche gli esponenti dell'opposizione di sinistra a Parigi, i rivoluzionari italiani e i commissari alle armate, sui quali già il Godechot aveva richiamato da tempo l'attenzione in un'opera ancor oggi insuperata (Les commissaires ttux armées sous le Directoire, Parigi, 1941, 2 voli.).
Dall'azione complessa ed ispirata a diverse esigenze ed istanze dei vari protagonisti derivano le profonde Contraddizioni della politica italiana del governo di Parigi, portato dagli eventi a révolutionner l'intera penisola, ma incapace di comprendere la necessità e l'opportunità di superare l'angusta visione di una conquista seguita dall'instaurazione di pesanti vincoli di vassallaggio, nella speranza sempre più debole di conseguire la pace per la Francia prima dello scatenarsi della seconda coalizione. La libertà e la conquista, però, male coesistono insieme, soprattutto quando non vi sia unità di intenti da parte dei diversi attori della scena politica. Cosi lo Zaghi ci indica efficacemente i limiti negativi della politica francese, analizzando il contrasto tra l'azione del governo di Parigi e l'ala più avanzata della classe politica d'oltr'AIpe, la quale agiva attraverso la grande influenza che continuava ad esercitare su generali e commissari. La repressione operata dal Direttorio con la serie dei successivi colpi di Stato all'interno della Francia, sino a svuotare di contenuto la costituzione dell'anno III, appare allo Zaghi come una manifestazione di questo contrasto e come un tentativo di resti* tnire unità di comando e di ispirazione alla linea della politica estera francese, sino allora incerta e contraddittoria. Ma la forze non è sufficiente e le incertezze