Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <350>
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350 Libri e periodici
e le contraddizioni persisteranno oltre i colpi dì Slato, perche alimentate dalle due concezioni opposte della rivoluzione, che trovavano sempre nuova conferma dal susseguirsi alterno delle vicende politiche. Il tempo, però, lavorava fatalmente contro la Francia del Direttorio, schiava di queste contraddizioni e, al tempo stesso, incapace di trovare una valida alternativa da sostituirvi. E la grande vittima era, soprattutto, l'Italia, dove lo scatenamento della rivoluzione si era accompagnato col suo rapido ancorarsi ad uno staiti quo quanto mai precario, e la democratiz­zazione delle repubbliche vassalle era resa problematica dall'instaurazione di un duro regime di conquista e di sfruttamento. Questa situazione di equilibrio insta­bile, resa più aspra dal clima di delusione e di amarezza nei quale si trovavano gli esponenti del movimento democratico della penisola, sui quali gravava la minaccia di quella politica che porterà al colpo di Stato del Trouvè e alla riforma della costituzione cisalpina, andava sempre più precipitando dopo il fallimento della conferenza di Sellz. Questa era stata il banco di prova di tutte le possibili soluzioni diplomatiche del problema italiano. La ricostruzione del negoziato è fatta dallo Zaghi in maniera eccellente: all'Austria, che chiede il ripristino dello staiti quo sancito a Campoformio e violato dalla Francia con la soppressione dello Stato* Pontificio e la creazione della Repubblica Romana nell'Italia centrale e con la formazione di una Repubblica Elvetica a nord della Cisalpina, si oppone la test francese favorevole al mantenimento dell'egenomia sulla penisola. E nella ricerca di un possibile compromesso si inserisce la politica cisalpina del Mei zi per la creazione di uno Stato unitario italiano equidistante da Parigi e da Vienna, politica destinata al fallimento di tutti i tentativi presi in considerazione in quei giorni di un diverso assetto della penisola per compensare l'Austria in qualche modo dalla perdita della preminenza in Italia. Ma il Direttorio non voleva saperne di com­pensi all'Austria in Italia, né quella era più in condizione di ottenere il ripristino dello statu quo fissato a Campoformio per l'assoluta mancanza di duttilità del governo di Parigi, prigioniero delle proprie contraddizioni e desideroso di con­servare intatta la propria dominazione sulla penisola in vista di una diversa situa­zione futura. Per questo, i ferrei trattati di alleanza con le repubbliche vassallo, i più rigidi vincoli all'esercizio della democrazia politica nei vari Stati della penisola e l'occupazione della cittadella di Torino, prima tappa verso la demo­cratizzazione del Piemonte. Per questo, ancora, la riconosciuta impossibilità di accordarsi con l'Austria senza concederle qualche soddisfazione in Italia e la conseguente rinascita della diffidenza europea verso la Francia, con il risultato dello scatenamento della seconda coalizione, vanamente scongiurata dal Direttorio con l'offerta in extremis alla Prussia di rendersi garante dello staiti quo della penisola. Garanzia questa, che, se concessa, avrebbe forse legato l'Austria al rispetto idei trattato di Campoformio, ma, respinta, stava a significare che quel trattato appar­teneva solo al passato e la parola spettava solo alle armi. Il problema italiano restava cosi insoluto e il Direttorio imparava a proprie spese che la conservazione dell'Italia alla Francia avrebbe messo quest'ultima contro l'intera Europa.
Lavoro nuovo e compiuto, quindi, questo dello Zaghi, sia perchè mancavamo di una vera e propria storia della politica estera europea nei confronti del pro­blema italiano da Campoformio alla seconda coalizione, sia perchè trattazioni generali, come quella del Sorci (L'Europe et la revolution francaise, Parigi, 1909), o del Guyot (X>e Directoire et la pedx en Europe, Parigi, 1911), non gli davano il rilievo che meritava, e le monografie particolari erano destinate prevalentemente alle vicende interne delle varie repubbliche giacobine, come adesso ì fondamentali studi del Giunteila su quella romana (La giacobina repubblica romana, Roma, 1950; La crisi del potere temporale alla fine del Settecento e la parentesi costituzionale del 1798-99, prefazione alle Assemblee della repubblica romana, voi. I, Bologna