Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
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1956
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352
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Libri e periodici
L'adesione che trovò fra i contadini il brigantàggio e la una idealizzazione nella loro mentalità, fenomeno comune al sentimento popolare di tutte le età, non derivava soltanto da una timorosa omertà ma era, soprattutto, la protesta contro i birri del governo, i ricchi prepotenti e il signorotto esoso e sfruttatore. L'incapacità della borghesia di esprimerai come forza politica principale derivava dalla sua provincializzazione eccessiva, resa drammatica dalla pressoché completa spari* rione della partecipazione veneta alle correnti di traffico internazionale, e dalla sua assenza dalla vita nelle amministrazioni municipali della Terraferma, salda* mente tenute dalla nobiltà locale. Questa, esclusa dal potere a Venezia, cercava di rivalersi nella Terraferma, attaccandosi disperatamente al predominio municipale, che considerava come una sorta di premio di consolazione di fronte all'oligarchia della Dominante. Punto di contatto tra la borghesia e la nobiltà locale, l'avversione comune all'oligarchia e alle caotiche rivendicazioni plebee, che, talvolta, assumevano carattere di rustiche insurrezioni a>, sintomi chiari di profondo malessere e di disperato disagio, derivante da una endemica miseria, resa più brutale dalle frequenti carestie e dalla mancanza di grano. Il loro spegnersi davanti all'arrivo di pochi carri di cereali, è il segno più evidente dell'assoluta assenza di una coscienza politica nei loro promotori e nei loro artefici: il che rendeva abbastanza facile il compito alle autorità costituite e limitava entro confini ragionevoli il timore delle altre classi.
Panorama vastissimo, quindi, questo tracciato dal Berengo, anche se si inquadra in una realtà che è già nota, nelle sue grandi linee, sia per Venezia, sia per Finterà penisola. Ma l'aver mostrato la via per conoscerne i contorni ed averli descritti per uno degli antichi Stali italiani, è merito non lieve, soprattutto ai fini di una storia della società italiana davanti alla Rivoluzione.
CABLO GHJSALBERTI
TOMMASO RICCARDO CASTIGLIONE, Giovanni G uni bini Tousséauista s> siciliano fra illuminismo e romanticismo; Lugano, Ed. Cenobio, 1955, in 8, pp. 214. S. p.
Il volume del Castiglione è già stato ripetutamente e largamente segnalato al pubblico italiano attraverso numerose recensioni: ricordiamo fra tutte quella che gli ha dedicato, nel fascicolo di gennaio 1956, sul Ponte, uno specialista dell'autorità di Giorgio Spini, il quale, a sua volta, non ha mancato di tenere opportunamente presente l'agile scritto dello studioso svizzero nel suo recente, poderoso volume su Risorgimento e Protestanti. Ci limiteremo quindi ad esporre lo schema e le finalità dell'opera, non senza mettere prima brevemente in luce la personalità dell'autore e le note critiche conclusive che sono state nell'insieme raggiunte e che noi ci sentiamo di massima di condividere.
Il Castiglione è da un ventennio operoso e diligente illustratore di scambi culturali e religiosi italo-svizzeri. Egli ha accentrato la sua attenzione su figure minori, ma storicamente e talora umanamente significative del movimento riformato italiano, esuli appunto nelle ospitali contrade elvetiche nell'era delta Controriforma e fin nel Settecento. Quel flusso ideologicamente robusto ed originale di pensiero religioso italiano, che il Canti mori ha soprattutto rivendicato e posto in luce adeguata, viene dal C. seguito in sue propaggini secondarie (Giulio Cesare Pascali, Valentino Gentili, ecc.) ma persistenti e non di rado feconde. Il C. non Ini d'altronde trascurato di portare il suo contributo anche alla conoscenza compiuta di personalità ben più rilevate: se il suo studio monografico su Giordano Bruno mortyr de la liberto non supera forse i limili di uno decorosa apologia, ben più rilevante è il suo saggio {tribune de Genève, 23 sept. 1954) intorno all'attivila letteraria di Pellegrino Rossi a Ginevra: questo aspetto della brìi-