Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <353>
immagine non disponibile

Libri e periodici 353
lentissima, poliedrica personalità culturale del giurista carrarese è illuminato dal C. con molla opportunità, e si sottolinea il calore della sua infatuazione byroniana, la puntualità stilistica della sua opera di traduttore e specialmente l'intensità dei suoi legami con gli esponenti più in vista anche della cadente scuola classicistica, quali Vincenzo Monti (questi spunti sono vivacemente sviluppati nel volume su Cambini).
L'opera che esaminiamo come avverte Alessandro Galante Garrone nel* relegante prefazione vuole introdurre, presentare il personaggio Cambini, nella Bua umanità di prete giacobino e di ardente patriota, di onesto giudice iniquamente perseguitato, di rifugiato politico vivente in dignitosa riservatezza, acuto e rispettato maestro di italianità specialmente letteraria, tenacemente libe­rale, ma con una punta di scanzonato scetticismo settecentesco che va man mano facendosi più amaro, convertito infine alla nuova fede, ma in una forma som­maria, esteriore; nella Ginevra pensosa della Restaurazione egli è un estraneo nell'intimo, un anacronismo: il culto di Rousseau, il suo vero ed ingenuo idolo, lo accompagnerà fuori del tempo lungo tutta l'agitata esistenza. Figura minore, dunque, attaccata ad un ideale ed incapace di avvertire profondamente le riso­nanze romantiche, politiche e' religiose del cenacolo sismondiano, l'ottocentesca modernità di un Rossi, la drammatica carica rivoluzionaria di Buonarroti: sicché l'esposizione delle sue memorie, adottata con metodo cronologico e fini biografici dal C. ed intercalata da assai sobrie considerazioni, ci sembra il criterio più ragionevole che potesse adoperarsi nei limiti di una presentazione che tale vuol essere e tale forse è destinata a rimanere, non ravvisandosi nel Cambini, figura storicamente significativa, ma umanamente piuttosto sommaria, elementi che giusti­fichino un elaborato approfondimento. Vero è come osserva lo Spini che le considerazioni del C, poste su una trama naturalmente- piana e leggera, appaiono talora un po' frettolose e senza dubbio sproporzionate, per l'imponenza dei problemi che richiamano o suscitano, alla mediocrità, per lo più dimessa, del tema; vero è altresì (ma l'A. non se lo proponeva) che di rado o mai il lettore riesce ad avvertire, se non altro sullo sfondo, la tragica grandiosità e la genuina struttura storica del periodo che si attraversa: come vedremo in una rapida rassegna analitica dell'opera e dei suo protagonista.
Il Cambini nacque nel 1761 a Catania: e la Sicilia della sua prima giovinezza appare nelle pagine delle sue memorie e nelle sapide osservazioni del C. sotto una luce leggermente operettistica, briosa e facile,- tra amori rocamboleschi e non meno stupefacenti corsi di studio e rumorosi miracoli e superstizioni folklori-stiche: ben poco di rivoluzionario, senza dubbio 1 Fino a trentasei anni, età cioè di approssimativa maturità politica e spirituale, il G. non è che un malinconico canonico di provincia, fervidamente innamorato di Rousseau fino a buscarsi per lui castighi, carcere ed esilio. È con questo, appunto, nel pieno fragore napoleonico e foscoliano della Cisalpina, nel '97, che il buon pretonzolo siciliano entra nella grande e concitatisshna vita politica della penisola: né meno concitata ed avven­turosa è la sua carriera personale, tra incarichi tecnici, militari e propagandistici d'ogni sorta : ci scappa anche, con disinvoltura non minore, un matrimonio folgo­rante, ma questo, fortunatamente, lungo e felice. Appartiene a questo periodo di attività (1803) un'operetta d'impegno del Nostro, un Ragionamento sui destini della Repubblica italiana: non è gran cosa, anche se la sua tradizionale altri* buzionc a Melchiorre Gioia (che il C. agevolmente confuta e distrugge) ha attirato a lungo l'attenzione degli studiosi; scritto eloquente, che chiama gli Italiani alla nazione armata ed al. lavoro della terra naturalmente feconda e prospera: enfatica ventata di ottimismo. Ma altri, ben più ponderosi incarichi, anzi il più serio della sua vita, incombono sul G.: la traduzione in italiano del Codice