Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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354
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354 Libri e periodici
napoleonico: lavoro di gran molo e di grandissima responsabilità, che richiedo una non comune preparazione tecnica. G., dottore in legge a sedici anni, se la cava pia che onorevolmente e riceve il pomposo incarico finale di presentare di persona il testo all'imperatore (la scena è rievocata in una pagina delizio* 8amcnte caricaturale, che rivela appieno le innàte doti del G. come brioso e sferzante memorialista). Compenso dell'opera, molto lusinghiero, è il posto di gran giudice a Venezia, donde il G. è ben presto espulso, vittima di una vessazione tra le più odiose e arbitrarie. A questo punto la vicenda, del povero siciliano* più che cinquantenne, potrebbe inclinare verso un triste, quando non dramma* tiro, tramonto e sopravviene, invece, nel 1814, il rifugio ginevrino a confortare il suo spirito angustiato e ad offrire nuova ragione di vita e di attività al suo pensiero. La Svizzera era tradizionalmente terra di libertà: Io confermava, in quegli stessi mesi, l'esilio sdegnoso del Foscolo; ma perchè il G. si diresse proprio e Ginevra? L'A. lo spiega con le tradizioni dei riformati italiani, col liberalismo democratico del Rigami, col rinnovamento intellettuale del Sismondi: motivi spirituali, politici insomma, ben più che religiosi; ed è spiegazione validissima anche se i cenni, in così complessa materia, avrebbero potuto essere meno som* mari. A Ginevra il G. è ammesso man mano, con una tranquilla metodicità insolita in lui, e che dimostrano l'onesto equilibrio del suo spirito, sconvolto dalle vicende, nella bourgeoìsie cittadina, nella Chiesa riformata, nel coreo della Sala del Museo: consacrazione civile, religiosa, intellettuale. A proposito della seconda, che ha per protagonista il celebre teologo Chcnevièré, l'A. s'impelaga in una difficile esposizione di un momento spirituale particolarmente delicato, di una crisi profonda dell'antica religiosità calvinista e delle moderne correnti demo* erotiche di liberalismo sociniano: e d'altronde il G., come abbiamo accennato, non pace a noi il più adatto per impersonare un dubbio religioso, il travaglio di un'adesione così ricca di sfumature; per lui Ginevra è soprattutto il porto della tranquillità, la Chiesa riformata un'accolta di uomini retti, prudenti e virtuosi: il motivo genericamente umano è prevalente su quello teologico ed anche BU quello moralistico. Il G. dedica il suo corso alla critica letteraria, ad un som* mario della poesia italiana. Non più che espositiva la parte filologica, un certo interesse presenta là trattazione impegnativa svolta sull'Alfieri. È questi, col Rousseau, l'idolo del G.: ma l'astigiano è molto annacquato, ed inteso in senso non certo intensamente poetico e critico dal G. L'eroe che quest'ultimo preferisce è Timoleone, cioè appunto uno dei più scheletrici e vaniloquenti dei personaggi alficriani (ben poco vale ricordare che opera In Sicilia!): mentre assai più fine di queste tirate e di questi fraintendimenti politici è l'analisi, sia pure superficiale, ma rispondente all'educazione classica ed alla sensibilità formalistico, musicale e settecentesca del G., del petrarchismo alfieriano. Questo, di mediatore di cultura, è appunto il carattere più vivo, ed interessante nella figura di G.. per esso, per il suo culto appassionato di Rousseau, per il suo disprèzzo del romanticismo, per il suo brio di ritrattista e la sua onesta equanimità di testimone, più che per il molto mediocre rilievo polìtico, la figura del G. meritava di essere riportata alla luce. Non un semplice avventuriero onoralo, senza dubbio, ma nemmeno, alfierianamente, una coscienza, come l'A, proclama con una certa enfasi alla fine: egli è un onorato e probo nomo, di vivida, duttile intelligenza, vissuto in tempi infinitamente più grandi di lui, fedele con ammirevole perse* veranza ad alcuni rispettabili ideali, sordo ad altri non meno urgenti e poderosi, provato a lungo dalla sventura, superata la quale con oraziana saggezza, la sua vita declina in un tranquillo ed operoso meriggio, nel centro della cultura europea, al quale egli apporta il contributo della sua esperienza e di una calda e schietta umanità. RAFFAELE COLAPIETRA