Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <355>
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Libri e periodici 355
R. VICHTKRICH, Napoleone fu il suo destino-, Roma, Edizioni Paolino, 1935, in 8, pp. 380. L. 1200.
È In prima biografia compiuta del cardinale Consalvi (di quasi nessun valore è il Bunterello del p. Ange!ucci, del 1924), uscita nel 1951 ad Heidelberg e tradotta ora in buona lingua nostra da M. Minelloni. Non è però un'opera critica, non solo perchè non offre nessun contributo di nuove indagini sull'attività diplo­matica del grande Segretario di Stato, ma, particolarmente, perchè non è sempre suffragata da un'adeguata preparazione bibliografica dell'A. Il quale si è affidato per lo più alle fonti più comuni, trascurando gli studi più notevoli che gli sarebbero giovati a lumeggiare eon più esatta evidenza la politica consalviana specialmente durante il periodo della Restaurazione. Così non trovo citato nel suo lavoro, la cui esposizione per altro è limpida e agile, per la missione del Consalvi a Parigi e a Londra i buoni articoli, comparsi in Cotrespondant (1902 e 1905), del visconte di Richemont e per i rapporti, in generale, tra la Chiesa e la Francia, le ricerche fondamentali del Debidour (Parigi, 1898) e tra la Chiesa e l'Inghilterra quelle, pregevoli, di Lord Castleareagh (Londra, 1852) e dei Tracy Ellis per il 1814-24 (Washington, 1952); per i rapporti con la Russia, il volume del Boudon (Parigi, 1922). Per il Congresso di Vienna nessun accenno, mai, né alla corrispondenza del Consalvi con il Metternich raccolta dal Van Duerm (Lo-vanio, 1900) né alle sillogi documentarie del Talleyrand (Parigi, 1911) né a quelle, accompagnate da acute osservazioni, del "Weii (Parigi, 1917) sullo svol­gimento delle adunanze al Congresso stesso né, almeno, alle monografie del Gervinus, dell'Angeberg, del Wester, del Grieffiank. Né, mi pare, che per la vita e l'operosità ecclesiastica e politica di Pio VII l'A. si sia servito dell'Artaud de Montor o dello Schmiedelin, più recente e informatissimo. Degli autori italiani ricorda il Cassi e il Petrocchi (ma non di lui il secondo volume sulla riforma pontificia del 1816); e dimentica del tutto lo studio sui Consalvi, sempre uti­lissimo, del compianto Omodeo, comparso a puntate sulla Critica e ripubblicato nel 1946 presso Einaudi in Aspetti del cattolicesimo della Restaurazione; il manuale del Gigli (Firenze, 1938), che ha sul Consalvi e sul suo comportamento al Con* gresso alcune pagine assennate e i saggi meditati del Maturi sulla restaurazione dei Borboni a Napoli (1938) e sul Concordato del 1818 tra la S. Sede e le duo Sicilie (1919). Anche il volume del Qnacquarelli sulla Crisi del potere temporale del Papato dal J81S al 1820 (Bari, 1946), benché generico e spesso affrettato, per quel che concerne le condizioni economiche dello Stato pontificio dal 1816 al 1820, desunte dai documenti vaticani della rubrica n. 110, poteva essere all'A. di qualche aiuto.
Ciò che si è detto spiega perchè si avverta nel libro del Wichterich una spiccata sproporzione tra le varie parti: mentre ben 110 pagine san dedicate alle vicende dall'inizio del regno di Pio 11 alla caduta di Napoleone (ed è per vero la parte migliore), appena 29 trattano del Congresso viennese e poco poù di una ventina della successiva sistemazione dello Stato pontificio.
Tuttavia, ad onta delle non lievi manchevolezze rilevate, l'opera merita di non passare inosservata sia per l'impostazione, mirante a collegare e fondere in chiara armonia le altrui indagini preso in esame sia, e specialmente, per la delineazione abbastanza penetrante, e in alcuni momenti anche suggestiva, della figura del protagonista, desi mia. in gran porte dalle sue Memorie, curale egre­giamente da Mono. Nasali i Rocca,
Il marchese Ercole Consalvi, nato a Roma l'8 di grugno del 1757, apparteneva ad una nobiltà antica e ben provveduta, ma, contrariamente alle tendenze allora prevalenti nei nobili, non ebbe mai da giovane alcun desiderio di ricchezza e di gloria. Avrebbe potuto far passi da gigante se avesse voluto (aveva uno zio cardinale Filippo Carandini, che fa ai suoi tempi un dei più celebri giuristi