Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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356
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356 Libri 6 periodici
od esperii in materia di finanza) ma, datosi anche lui alla vita ecclesiastica* non aspirava che ad un'attività contemplativa di cui n'eran molte nella Curia, un'attività che gli procurasse, si, un diligente adempimento dei suoi doveri e una buona riputazione , ma gli lasciasse il tempo per riposare e per viaggiare per il mondo , al di là dei confini del suo Stato.
La sua carriera sì iniziò nrl 1783 quale Cameriere segreto del Papa con un reddito di 100 talleri. Alcuni anni dopo, nominato prima uditore della Sacra Rota e in seguito Vicario del Capitolo e della Basilica di S. Pietro, gli parve di aver raggiunta il massimo delle sue ambizioni. Il caso volle che, in contrasto con i suoi fermi divisamenti di vita serena, egli venisse travolto nei più tempestosi avvenimenti dell'epoca. Minacciato lo Stato della Chiesa dal governo rivoluzionario francese all'esterno e poco sicuro all'interno per i moti promossi dagli assetati di libertà, si rese necessario riorganizzare la cosiddetta armata pontificia , che in realtà, dopo un secolo trascorso pacìficamente, non esisteva che sulla carta. Il compito sarebbe stato quello puramente difensivo dei confini e quello di dar man forte alla Polizia; ma non era impresa facile completare i quadri, ingaggiar ufficiali, che dovevano venir chiamati dall'estero, reclutar uomini, sia pure in numero limitato, tra una popolazione disabituata alla guerra, e prepararli rapi* damente. Fu istituita una commissione militare, composta di ufficiali e di un prelato, responsabile politico, il quale avrebbe dovuto controllare tutte le misure che venissero prese e informarne il Pontefice. Egli volle che a tale carica, in quei difficili momenti, fosse chiamato il Consalvi, per il quale nutriva gran simpatia e la più alia stima per le preclare doti d'intelletto. Il Consalvi, quasi spaventato, poiché si stimava incapace d'ogni impiego che richiedesse un briciolo di responsabilità, pregò e ripregò il pontefice di esimerlo da un così grave assunto: ma a nulla valsero le insìstenti rimostranze. Dovette piegare il capo, con somma interna dispiacenza. Ma d'allora alla volontà piuttosto incerta s'impose il distinto suo senso del dovere, il quale ravvivò tanto il suo coraggio da renderlo atto alle più ardue prove. L'uomo ritrovò se tesso. Immane fu il lavoro che egli svolse, con somma pazienza* e con fermezza incrollabile, tra intrighi e odii e macchinazióni dei ribelli, dei cui piani nulla a lui sfuggiva, e tra il disordine e la corruzione che regnavan sovrane nell'amministrazione interna. Né lo smossero o lo intimidirono le inimicizie di quanti, per l'organizzazione militare, dovevano rinunciare alle loro influenze o ai loro privilegi illegali. Il piccolo esercitò nell'assalto francese nei pressi di Faenza, nel febbraio del 1797, avvenuto senza alcuna preventiva querela o denuncia (i rivoluzionari cran quasi diecimila) mantenne le sue posizioni, respìnse i furiosi attacchi nemici, e si ritirò solo quando si profilò il pericolo di essere preso di fianco e accerchiato. L'onore delle armi era salvo. Ma la pace nello Stato della Chiesa era finita. Quel che segui è troppo conosciuto perchè se ne debba qui far parola: l'istigazione organizzata da Napoleone prese il suo corso, raggiunse il culmino alla fine del 1797 e sfociò ben presto nella catastrofe del Papato. Il mite Pio VI e il Consalvi dovettero prendere la via dell'esilio. Rifugiatosi questi a Venezia, dove cran convenuti numerosi alti prelati d'ogni parte, e riunitosi ivi il conclave per la morte del pontefice (conciare tra i più lunghi che la storia registri, svoltosi tra tenèbre, contrasti e violenze) Consalvi fu eletto segretario, ad onta, come al solito, dei suoi aperti dinieghi; e non fu poca la sua influenza onde le interminàbili trattative si concludessero con unanime accordo, salvando la dignità della Chiesa. Il successore di Pio VI, il cardinale Chiaramonti, che prese il nome di Pio VII, avendo intuito di quale ausilio poteva essere per la Santa Sede l'opera energica e illuminata del Consalvi in tempi cosi travagliati, lo nominò Segretario di Stato, non lasciandosi vincere dalla reazione di lui per distogliere il S. Padre dal suo proposito, reazione più violenta che mai, tale che (come confessò egli stesso, a distanza di anni) oltrepassò i limiti, giungendo quasi all'inciviltà. La prova di fiducia da parte del pontefice,