Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <358>
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358 Libri e periodici
Molte notizie, sufficientemente vagliate, ci dà VA. sull'alterno processo delle trattative a Parigi per il Concordato e ci fa assistere ai colloqui più drammatici; ma frettoloso invece, come già si è detto, e non sempre preciso è il racconto dall'opera svolta dal Gonsalvi al Congresso di Vienna. Non è vero, por esempio, che l'imperatore Francesco I, sovrano di giuste vedute (così lo definisce l'A.), abbia manifestato al Segretario di Stato del Papa le proprie buone intenzioni . Dai rapporti di polizia riportati dal "Weil risulta, all'opposto, che l'imperatore, nel primo incontro avuto con lui, dapprima accennò, oscuramente, alle difficoltà della restituzione, alla Santa Sede, delle Legazioni, che potevano forse essere attribuite a sovrani minori; poi, con voce più risoluta e ferma, dichiarò di non Voler punto transigere, di fronte al Papa, sulla nomina dei vicari capitolari, allu­dendo al caso del vescovo Peruzzi di Chioggia. Ne mi pare che l'A. abbia sempre colle nel segno le spiccate personalità, al Congresso, del Castlereagh, che seppe ispirare con salutare avvedutezza il mantenimento dell'unione tra le potenze, e del Talleyrand, che si dimostrò, più che non si creda, un diplomatico di prim'ordine. Sarebbe stato pure opportuno che l'A. non avesse dimenticato gli errori che ai stavano comméttendo nella Curia romana con il prevalere dei principi cattolici 'intransigenti (ad esempio, la missione a Parigi del Della Genga) mentre il Con* salvi a Vienna con mirabile strategia stava trattando, oltre che per le questioni territoriali, rese difficili dagli appetiti degli Stati minori, per la regolarizzazione delle questioni religiose con tutti i paesi, e in particolare con la Francia.
Al suo ritorno da Vienna il Consalvi ritrovò lo Stato romano, dopo un anno e più dalla sua lontananza, nelle più penose condizioni: non solo rivivevano gli antichi privilegi nobiliari, ma era ricomincialo l'uso delle grasse prebende mentre il popolo languiva nella miseria e vuote erari le casse dello Stato. E irregolarità e abusi non eran solo in seno alle congregazioni, ma in tutti i settori: nella morale pubblica, nell'amministrazione, nelle forze armate, nel commercio, nella agricoltura (l'agro romano per metà era incolto), nell'industria, nelle finanze. Mirabile indubbiamente fu la sua attività senza posa per dare all'interno del. paese un tenore di vita più sicuro e più onestamente sano, abolendo gli eccessivi arbitri e i fidecommessi semplificando e ponendo su di un piano sociale Panimi* lustrazione finanziaria, stabilendo su nuove basi la legislazione .civile, dando le cariche solo a persone che fossero in grado di realmente servire e ammettendo anche ad amministrare lo Stato, in numero peraltro limitato e non investiti di speciali responsabilità, elementi laici. La sua politica, condivisa dal Papa, che aveva del suo Segretario una fiducia il limitala, incontrò avversari esterni ed interni; ma più pericolosi erano i nemici nella Curia stessa, di cui hi maggior parte eran cardinali e prelati fatti prigionieri da Napoleone, i quali si opponevano con ogni mezzo, anche illecito, a qualsiasi innovazione; e questi oppositori fanatici persino incitavano da Roma i vescovi* che avevan Por dine di eseguire gli ordini del Consalvi di protestare e di sabotare i provvedimenti di riforma, talché (come annota l'A.) le misure progressiste stabilite (lai Mota-proprio del 6 luglio 1816 furono attuate nelle Delegazioni solo in modo incompleto e con mollo ritardo. A proposito di esso si è voluto da qualche storico, specie di tendenza cattolica, riscontrarvi il segno di una concezione politica essenzialmente realistica, consona, in buona parte, al nuovo moto dello idee. In verità l'opera riformista del Consalvi ebbe un carattere del tutto settecentesco. Egli non comprese che 1 tempi eran mutati, die si era risvegliata l'aspirazione alla nazionalità, che si era risvegliato Io storicismo, che si era formato un nuovo senso della personalità e della dignità umana, che si era ridestata nei cuori la fede, non come formalismo, ma come ritorno all'antico evangelio di carità, di fratellanza, di amoro. Le tendenze liber­tarie lo impaurivano, poiché egli prevedeva che ogni movimento unitario della nazione italiana avrebbe significato la fine dello Stato della Chiesa. Perciò rifiutò ogni legame di qualsiasi specie, anche tcnuissimo, con gli altri stati; perciò si