Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <360>
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Libri e periodici
nella penisola con l'esercito napoletano. Donde l'ira di Napoleone e l'ordino peren­torio dato alla spedizione Massena di dirigersi a precipitare net flutti i deboli battaglioni del tiranni dei mari . Inglesi e Rossi ritornarono frettolosamente sui loro passi, bruciando i ponti alle spalle; ma gl'Inglesi, sperando di cavar vantag­gio dal diversivo, fecero vela per la Sicilia. Il 14 febbraio i Francesi entravano nella capitale mentre l'esercito napoletano, composto di poco più di 18 mila nomini, ripiegava in Calabria. Sconfitto a Campotencse, per sfuggire alla disso­luzione si raccolse in Sicilia, ove già si era rifugiato, sin dai primi sentori di polvere, Ferdinando di Borbone, seguendo la via battuta sette anni prima. In Sicilia si era pure trasferita la marma da guerra, dopo aver assolto al compito di trasportarvi la corte, gli organi essenziali del governo e parte della nobiltà ligia al sovrano. 11 16 febbraio sbarcava a Messina un contingente inglese di poco più di sette mila uomini per portare aiuto all'organiszazione difensiva della piazza e del litorale, ma in realtà per spadroneggiare sotto mano.
Le ostilità, tra pause e riprese, tra scorrerie, congiure, insurrezioni locali, atti di brigantaggio, minacce e rappresaglie di ogni specie, si trascinarono sino al maggio del 1815, cioè sino all'epilogo, a Casal anza, della sfortunata impresa del Murat dopo il lancio del famoso proclama. Nel frattempo, approfittando che eran rimaste prive delle normali guarnigioni murattiane le coste di Napoli e le isole, i borbonici avevan stipulato con gli Inglesi un accordo per effetto del quale la capitale era assicurata da ogni attacco ed era dichiarato libero il commercio marittimo. E il 21 dello stesso mese, quando Gioacchino, poiché il suo esercito era ormai stremato, lasciava Napoli a bordo di una nave noleggiata dal generale Manches, le forze borboniche avevan già iniziato il loro ripiegamento su Salerno e lentamente procedevano sulla capitale da Gapua le truppe austriache per sosti* tuirvi all'ingerenza francese la propria.
Molta politica, ma poco guerra. L'unico fatto bellico di un certo rilievo fu, durante tutto il decennio, la conquista di Capri per opera dell'esercito franco* napoletano; conquista che ebbe nelle isole pontine gravi ripercussioni specialmente nel campo dello spirito e che fu motivo, nel Regno, per vieppiù osannare, con servili componimenti, a Murat e a Napoleone.
Il libro del generale Broccoli ha intendimenti di ordine essenzialmente mili< tare; ma non manca qua e là (e perciò la sua segnalazione è opportuna) di accenni concreti di ordine politico, i quali gettano qualche nuovo utile sprazzo di luce o confermano validamente, con l'appoggio del documento, atti di perso* Maggi o eventi noti piuttosto vagamente. Ad esempio, sul dissidio anglo-borbonico, del quale già si è occupata la Valente in un capitolo del suo buon studio sul Murat, del 1941, l'A. ci offre alcuni altri particolari degni di interesse. Già anche prima dell'arrivo di Lord Bentinck gli scopi britannici nell'isola, non colli­mano punto con quelli del re. Essi non desiderano che i Francesi siano allontanati del tutto da Napoli, perchè ogni loro ulteriore permanenza, nei possessi di là dal Faro, sarebbe indubbiamente ritenuta illegittima e perciò fanno, per lo più, il doppio gioco, servendosi sovrattntto del baroni e del popolo per scalzare mag­giormente, a mano a mano, la corte. Lord Bentinck completa e perfeziona la presa di possesso britannica della Sicilia esautorando il re non solo di fatto, come già lo era, ma addirittura di diritto. Quando si riunisce il parlamento siciliano per effetto della costituzione del 1814 Ferdinando e senz'altro messo da parte; ò nominato Vicario Generale il principe ereditario, ma è una nomina meramente formale, tant?è che spesso viene dimenticata. Anche gli ordini del re, come risulta dai documenti della Dipendenza della Marina, sono dati a richiesta del ministro Plenipotenziario di S. M. Britannica Lord William Bentinck. E poiché Maria Carolina mal sopporta il giogo inglese, 11 Lord se ne libera, imponendo sempli­cemente a Ferdinando di mandarla in esilio*.