Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <361>
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Libri e periodici 361
Frequenti anche nel libro i richiami all'antagonismo tra i napoletani e i siciliani, determinato da due tendenze politiche profondamente diverse; antago­nismo che guadagna vieppiù di calore nel decennio tempestoso, perchè rinfocolato (come dice il Pontieri bellamente) dal riesplodere di perniciose prevenzioni, e che si manifesta, tra l'altro, con acerbe polemiche mediante proclami, manifesti, libelli anonimi e clandestini.
Tra i protagonisti della lotta in Sicilia incontriamo pure una figura famosa presso i contemporanei per le sue basse delazioni e per le sue odiose simulazioni, il Canosa, su cui il Maturi ci ha dato, nel 1944, un'egregia monografia. Il Broccoli ci narra qui altre sue imprese, di certo sfuggite sinora ai ricercatori, che gli fruttarono (così asserisce il Colletta) la nomina a ministro di polizia nel 1816. Richiesto dalla regina per mezzo del marchese di Circello, aveva seguito i principi reali in Calabria e si era trattenuto particolarmente a Cosenza a intrigare con le autorità locali tentando, con lo scimmiottare quanto aveva fatto nel 1799 il cardi, naie Ruffo, di spingere alla rivolta i calabresi. Ma nelle isole pontine, e soprattutto a Ponza, ove agì per tre anni con pieni poteri, egli die prova di saper dirigere, come il ragno dal centro della rete, lo spionaggio più sfacciato, la congiura, l'atten* tato politico. Basterà qui ricordare il crollo di una grande parte della casa del Saliceti, ministro della guerra a Napoli, nella notte del 30 gennaio del 1808, per una macchina infernale fornita dal Canosa, e che sarebbe dovuta scoppiare nel momento in cui il ministro, rincasando, avrebbe attraversata la stanza soprastante per recarsi nel proprio appartamento. Un fortuito ritardo fece sì che lo scoppio avvenisse quando il Saliceti era già passato; ma fu trovalo tra le macerie, escoriato e svenuto, il genero duca di Lavello, e disotterrata ne fu la figlia incinta che aveva riportato molte ferite, e morto schiacciato fu un domestico. Degli indiziati di corrispondenza criminosa col Canosa parte riuscì a tagliar a tempo la corda; ma per sei di essi il Tribunale pronunziò la condanna a morte mediante impicca* gione nella piazza del Mercato, mentre il Canosa, in considerazione degli ottimi, distinti e fedeli servizi otteneva, poco dopo il malfatto, la promozione da capitano a colonnello da S. M. Borbonica, con il beneplacito degli Inglesi, con l'autorità di comando sulle Reali Forze di terra e di mare destinate a Ponza, Ventotene e Capri . Anche questa volta egli tenterà di rifiutare ogni responsabilità dell'acca* doto, benché anche ora i suoi argomenti si ritorcano su di lui, con un dei soliti libelli non firmati, ma sicuramente suoi, dal periodare tronfio e tortuoso e dai mille richiami storici e letterari; libelli, che (riferisco l'arguta espressione dell'A.) paìon siano stati II suo sport prediletto durante quasi mezzo secolo.
Ben delineato è, nel libro, il profilo del Murat, che simpatizzò subito con i napoletani con il suo fare un po' da istrione e un po' da ciarlatano. Ma egli seppe trarli a sé soprattutto con il chiasso e le luminarie delle feste e con le grandiosità spettacolose delle cacce, dei tornei, delle parate militari, dei ricevi, menti a Corte. Ed ebbe con sé, almeno nei dì migliori della sua dominazione, gli ufficiali del luogo e della nobiltà, oltre che per il suo senso di umanità e di tolleranza, con l'adescarli con decorazioni e onorificenze a iosa. Riprovevole indubbiamente fu hi sua diplomazia,, fatta di infingimenti, di temporeggiamenti, di compromessi: comunque, anche se, date le circostanze, effimere furono le sue riforme nel campo economico-amministrativo, il certo è (e in ciò convengo a pieno con l'À.) che il suo spirilo di autonomia giovò non poco ad alimentare le segrete speranze nazionali.
Felicemente ritratta è pure la regina Maria Carolina, che il Colletta bollò con il titolo di diavola . Ed invero ella fu, durante il decennio, di un'attività, di una intraprendenza, di un'audacia senza pari. 11 marito se ne fuggì a Palermo molto prima, come già si e detto, che i Francesi s'appressassero al Regno; ma