Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <363>
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Libri e periodici 363
fra. vita pubblica e vita privata, da cai deriva un certo parallelismo die sarebbe stato utile evitare con piti approfondite ricerche. Ma non pare che l'amore nutrisse simili pretese, eccetto quella di illustrare sulla scorta di documenti inediti quale fosse la situazione politica e militare.: delle più rappresentative famiglie venete dal 1798 al 1803.
C'è solo da rammaricarsi che l'erudita trattazione non si spinga per lo meno fino, al 18051 LETTEBJO BRIGCCLIO
Lutei SALVATORELLI, Chiesa e Stato dalla Rivoluzione francese ad òggi; Firenze, La Nuova Italia, 1955, in 8, pp. 142. L. 600.
È una delineazione rapida, ma preciso, della storia dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato in Europa nell'ultimo secolo e mezzo. Mette conto di coglierne le lineo essenziali.
Il tempo rhe corre dall'inizio della Rivoluzione francese sino al 9 febbraio del 1849, vera data della caduta del potere temporale della Chiesa, è caratterizzato, a detta dell'A., dal progressivo decadimento di essa sul terreno politico (eccetto alcuni ritorni all'alleanza con le monarchie durante l'età della Restaurazione) mentre si rafforza, in senso accentrato, la sua struttura interna e dal suo progres­sivo isolamento di fronte alla società moderna che va vieppiù acquistando una coscienza laica, autonoma, razionalista. À tali risultati contribuirono, oltre la seco­larizzazione dei beni ecclesiastici, vari fenomeni storici, spesso in aperta discor­danza tra di loro, che FA. mette in luce con chiara evidenza: quali, ad esempio, il tradizionalismo e rcazionalismo nel senso più profondo della parola del de Maistre e del Bonald; il romanticismo, che giovò all'esaltazione del papato esaltando il medioevo e certi suoi aspetti particolari; il cattolicesimo liberale del Lamennais, del Montalembert, del Gorres con le sue intime contraddizioni; la stessa politica di Napoleone HI, che incrementò le tendenze separatiste e anticlericali. Il maggior distacco del cattolicesimo dalla vita del mondo contemporaneo si ebbe, in Italia, sovrairMtto dopo l'entrata delle nostre truppe in Roma. Il pontefice, che non aveva più un territorio su cui esercitare la pienezza della sua podestà né poteva più contare su nessun Stato per l'esecuzione dei suoi voleri, era, per compenso, in condizione di esercitare sulla Chiesa e sui credenti cattolici un'autorità più assoluta che mai, protetta dalla sua nuova invulnerabilità. L'opera sua fu essen­zialmente ridotta alla consacrazione sdegnosa dell'assolutismo e del centralismo ecclesiastico contro ogni affermazione unitaria e democratica. E fu tale la violenza della reazione da stupire tutti i governi.
Eletto alla morte di Pio IX Leone XIH, si ebbe, per 25 anni, un mutamento di rotta. L'isolamento del papato era, invero, arrivato a tal ponto che per necessità il successore doveva cambiare strada e far figura di conciliatore. Ma non sì deve credere (annota acutamente il Salvatorelli) che egli sia stato men papa di Pio IX, cioè meno attaccato di lui alla supremazia pontificia sulla Chiesa e sulla società. Egli anzi natii alte e vaste ambizioni. Ebbe anche lui un programma di teocrazia, che tutti i snoi piani eran diretti, in generale, a rialzare 1 prestigio della Santa Sede con lo scopo concreto particolare dì una restaurazione, sia pure qualsiasi, del potere temporale.; ma il suo programma fu in una forma più agile, più moderna, più spirituale; possiamo aggiungere, più simpatica . Si presentò nelle sue encicliche agli Stali cattolici e non cattolici come un alleato per l'ordine e per il bene sociale: non condannò la partecipazione del popolo al governo e ammise anche la libertà dei culti, come ipotesi, por ottenere un bene o per evitare un male. E non contò soltanto sugli effetti delle sue encicliche, ma sulle masse organizzate dei cattolici, di cui sperava fare una carta importante delle relazioni